[inizio] [indice generale] [precedente] [successivo] [indice analitico] [contributi]


52. Gestione di dischi e filesystem

I sistemi Unix gestiscono sempre solo un solo filesystem globale. Questo può essere anche composto da più filesystem di dimensioni inferiori, uno principale (radice) e gli altri secondari, collegati fra loro in modo da formare un'unica struttura.

La tabella 52.1 elenca i programmi e i file a cui si accenna in questo capitolo.

Nome Descrizione
fdformat Formattazione a basso livello dei dischetti.
superformat Formattazione a basso livello dei dischetti.
badblocks Controllo dell'integrità di un disco o di una partizione.
fdisk Creazione e modifica delle partizioni.
cfdisk Creazione e modifica delle partizioni (programma più amichevole).
mke2fs, mkfs.ext2 Creazione di un filesystem Second-extended.
mkdosfs, mkfs.msdos Creazione di un filesystem Dos-FAT.
mkfs programma frontale per l'utilizzo dei programmi di creazione dei filesystem.
e2fsck, fsck.ext2 Controllo di un filesystem Second-extended.
dosfsck, fsck.msdos Controllo di un filesystem Dos-FAT.
fsck Programma frontale di controllo dei filesystem.
mount Collegamento (innesto) di un filesystem in quello globale.
umount Distacco di un filesystem da quello globale.
/etc/fstab Elenco di filesystem e punti di innesto predefiniti.
/etc/mtab Elenco dei montaggi (innesti) attivi.
df Utilizzo del disco.
update (bdflush) Programma demone per lo scarico periodico della memoria cache dei dischi.
sync Scarico manuale della memoria cache dei dischi.

Tabella 52.1: Riepilogo dei programmi e dei file per la gestione dei dischi e dei filesystem.

52.1 Preparazione dei filesystem

Prima di poter utilizzare un filesystem, occorre costruirlo. Quando si parla di dischi si distinguono tre fasi fondamentali:

  1. l'inizializzazione a basso livello;

  2. l'eventuale suddivisione in partizioni;

  3. la creazione della struttura iniziale del tipo di filesystem che si intende utilizzare.

L'inizializzazione a basso livello è spesso compito di programmi residenti nel firmware (o nel BIOS se si preferisce il termine), a eccezione dei dischi rimovibili. In quest'ultimo caso, a parte i dischetti, si deve quasi sempre utilizzare quanto fornito insieme alle unità di memorizzazione, anche se si tratta di programmi fatti per altri sistemi operativi.

Per l'inizializzazione a basso livello dei dischetti si può utilizzare `fdformat', per la suddivisione in partizioni dei dischi più grandi si può utilizzare `fdisk' (o `cfdisk'), per creare i vari filesystem si devono utilizzare programmi diversi a seconda del tipo di filesystem.

Tutte queste operazioni vengono svolte facendo riferimento ai file di dispositivo relativi. Di conseguenza, possono essere compiute solo dagli utenti che hanno i permessi di accesso in lettura e scrittura per questi file. Generalmente, solo l'utente `root' può intervenire in questo modo.

52.1.1 # fdformat

fdformat [-n] <dispositivo>

`fdformat' esegue un'inizializzazione a basso livello di un dischetto. Il nome del file di dispositivo indica l'unità a dischetti in cui si vuole compiere l'operazione e anche il formato che si vuole ottenere. Per questo motivo è meglio evitare di utilizzare semplicemente nomi di dispositivo generici come `/dev/fd0' e `/dev/fd1'. Molto probabilmente si utilizzeranno maggiormente i formati relativi a `/dev/fd0u1440' e `/dev/fd1u1440' che si riferiscono al formato da 1440 Kbyte dei dischetti da 3,5 pollici. *1*

L'opzione `-n' serve a saltare la fase di controllo successiva all'inizializzazione: in generale è meglio non utilizzarla in modo da verificare la riuscita dell'inizializzazione.

Se si vuole consentire agli utenti comuni di compiere questa operazione occorre regolare i permessi dei file di dispositivo dei dischetti in modo da permettere loro l'accesso in lettura e scrittura.

Esempi

fdformat /dev/fd0u1440

Inizializza un dischetto da 1440 Kbyte nella prima unità a dischetti.

fdformat /dev/fd1u1440

Inizializza un dischetto da 1440 Kbyte nella seconda unità a dischetti.

52.1.2 # superformat

superformat [<opzioni>] <dispositivo> [<descrizione-del-supporto>]

`superformat' è un programma alternativo a `fdformat', molto più raffinato, che permette di definire molti dettagli in più che riguardano l'inizializzazione dei dischetti. In generale, si possono ignorare tutte queste caratteristiche speciali, e limitarsi a utilizzare `superformat' indicando semplicemente il file di dispositivo del dischetto da inizializzare: è sufficiente fare riferimento al dispositivo generico, senza le informazioni sulla capacità dello stesso. Alla fine dell'inizializzazione a basso livello, `superformat' utilizza `mformat' per inserire nel dischetto un filesystem Dos-FAT, che se non serve può essere semplicemente ignorato.

Prima di eseguire l'inizializzazione, `superformat' controlla le caratteristiche dell'unità a dischetti. È possibile predisporre il file `/etc/driveprm' con una direttiva che viene suggerita dallo stesso programma mentre è in funzione, per evitare che venga ripetuto questo controllo. Se si interviene in questo modo, occorre ricordare di eliminare questa direttiva se si cambia unità a dischetti, o se si cambia l'unità di controllo. In generale, non è il caso di preoccuparsi di questo file, a meno che l'inizializzazione dei dischetti sia un'attività importante.

Le opzioni di `superformat' sono utili soprattutto quando si vuole inizializzare un dischetto utilizzando un formato insolito, ma in tal caso conviene leggere la pagina di manuale relativa: superformat(1). Comunque, vale la pena di ricordare che con l'opzione `-f', o `--noverify', si esclude qualunque controllo sul risultato dell'inizializzazione.

Esempi

superformat /dev/fd0

Inizializza un dischetto nell'unità corrispondente al file di dispositivo `/dev/fd0', utilizzando il formato standard massimo per quel tipo di unità.

52.1.3 # badblocks

badblocks [<opzioni>] <dispositivo> <dimensione-in-blocchi> [<blocco-iniziale>] 

`badblocks' è un programma in grado di verificare l'integrità di un disco o di una partizione. Il controllo è fatto a basso livello senza considerare la struttura del filesystem. Normalmente i programmi di inizializzazione, sia a basso livello che a livello superiore, sono in grado di fare questo controllo da soli. Per questo `badblocks' viene usato raramente.

Il tipo di controllo può essere in lettura oppure anche in scrittura. È evidente che, se si specifica attraverso le opzioni che si intende effettuare un controllo in scrittura, i dati contenuti nel disco o nella partizione sono perduti.

Alcune opzioni

-b <dimensione-dei-blocchi>

Permette di definire la dimensione dei blocchi espressa in byte. Il valore predefinito è 1024.

-w

Esegue una prova di scrittura controllando successivamente l'esito. Questa opzione deve essere usata con prudenza dal momento che, in questo modo, si cancellano i dati del disco o della partizione da controllare.

Esempi

badblocks /dev/fd0u1440 1440

Esegue il controllo del dischetto, in sola lettura, per tutta la sua estensione: 1440 blocchi di 1 Kbyte. Trattandosi di un controllo in sola lettura, `badblocks' può essere eseguito da un utente comune (sempre che tali utenti abbiano i permessi in lettura per il dispositivo che si va a leggere).

52.1.4 # fdisk

fdisk [<opzioni>] [<dispositivo>]

`fdisk' è un programma interattivo per la modifica della tabella delle partizioni di un disco che possa essere organizzato in questo modo. Il nome del file di dispositivo fa riferimento all'intero disco, quindi si possono utilizzare nomi come `/dev/hda', `/dev/hdb', `/dev/hdc',... `/dev/sda', `/dev/sdb',... a seconda che si tratti di dischi IDE o SCSI.

Una volta avviato `fdisk', si interagisce con questo attraverso comandi composti da una sola lettera. In particolare, la lettera `m' richiama l'elenco dei comandi disponibili.

Command action
   a   toggle a bootable flag
   b   edit bsd disklabel
   c   toggle the dos compatiblity flag
   d   delete a partition
   l   list known partition types
   m   print this menu
   n   add a new partition
   p   print the partition table
   q   quit without saving changes
   t   change a partition's system id
   u   change display/entry units
   v   verify the partition table
   w   write table to disk and exit
   x   extra functionality (experts only)

Quando viene creata una nuova partizione, questa viene definita automaticamente del tipo Linux-nativa, ma in certi casi può essere necessario modificare il tipo di partizione creato attraverso il comando `t'. Ogni tipo di partizione ha un codice (espresso in esadecimale) che può essere conosciuto anche attraverso `fdisk' stesso, durante il suo funzionamento.

 0  Empty            9  AIX bootable    75  PC/IX           b7  BSDI fs
 1  DOS 12-bit FAT   a  OS/2 Boot Manag 80  Old MINIX       b8  BSDI swap
 2  XENIX root      40  Venix 80286     81  Linux/MINIX     c7  Syrinx
 3  XENIX usr       51  Novell?         82  Linux swap      db  CP/M
 4  DOS 16-bit <32M 52  Microport       83  Linux native    e1  DOS access
 5  Extended        63  GNU HURD        93  Amoeba          e3  DOS R/O
 6  DOS 16-bit >=32 64  Novell Netware  94  Amoeba BBT      f2  DOS secondary
 7  OS/2 HPFS       65  Novell Netware  a5  BSD/386         ff  BBT
 8  AIX

Le modifiche alla tabella delle partizioni vengono registrate solo nel momento in cui si termina l'esecuzione del programma con il comando `w'. Se `fdisk' segnala qualche tipo di errore in questo momento, potrebbe essere necessario riavviare il sistema prima di utilizzare il disco su cui sono state apportate queste modifiche.

Alcune opzioni

-l

Emette l'elenco delle partizioni esistenti nelle unità IDE e SCSI. Non inizia alcuna attività interattiva.

-s <partizione>

Utilizzando questa opzione seguita dal nome del file di dispositivo che fa riferimento a una partizione (`/dev/hda1', `/dev/hda2', ecc.) si ottiene la sua dimensione. Questa informazione è importante nel momento in cui si vuole creare al suo interno un filesystem e il programma utilizzato non è in grado di determinarla da solo.

Il funzionamento di `fdisk' è già stato descritto nel capitolo 6.

52.1.5 # cfdisk

cfdisk [<opzioni>] [<dispositivo>]

`cfdisk' è un programma interattivo per la modifica della tabella delle partizioni di un disco che possa essere organizzato in questo modo. Si tratta di un programma che svolge le stesse funzioni di `fdisk' offrendo un sistema di interazione meno spartano.

Dal momento che richiede delle librerie particolari per la gestione dello schermo (`ncurses'), è poco indicato il suo utilizzo in presenza di sistemi estremamente ridotti o di emergenza. Ciò significa che il programma `fdisk' tradizionale non può essere abbandonato per adottare esclusivamente `cfdisk'.

Il funzionamento di `fdisk' è già stato descritto nel capitolo 6.

52.1.6 # sfdisk

sfdisk [<opzioni>] <dispositivo>

sfdisk -s [<partizione>]

sfdisk <dispositivo> < <file-di-comandi>

`sfdisk' è un programma non interattivo per la modifica della tabella delle partizioni, utile per la realizzazione di script. L'utilizzo normale di questo programma di utilità prevede la preparazione di un file contenente le istruzioni sulle partizioni da creare all'interno di un disco specificato espressamente. Anche se è prevista una sintassi apposita per queste istruzioni, può essere conveniente l'utilizzo di quanto ottenuto da un'interrogazione con lo stesso `sfdisk', come verrà mostrato. Prima di arrivare a vedere in che modo si possono definire le partizioni, conviene prendere confidenza con l'uso di `sfdisk', attraverso delle operazioni non distruttive, e per questo si comincia subito con alcuni esempi.

sfdisk -s /dev/hda1

Questo comando si limita a restituire un numero attraverso lo standard output, corrispondente alla quantità di blocchi della prima partizione del primo disco fisso IDE.

sfdisk -s /dev/hda

In questo caso si ottiene la quantità di blocchi complessiva del primo disco fisso IDE.

sfdisk -V /dev/hda

Verifica la coerenza delle partizioni nel primo disco fisso IDE. Di solito, `fdisk' viene usato in questo modo per ottenere il valore restituito, che è Vero (zero) solo se tutto è in ordine.

sfdisk -d /dev/hda

Genera un rapporto sulle partizioni del primo disco fisso IDE, emesso attraverso lo standard output. Questo potrebbe essere ridiretto in un file, da conservare da qualche parte; in seguito, questo stesso file potrebbe essere usato per rigenerare la stessa situazione:

sfdisk -d /dev/hda > /mnt/floppy/partizioni

...

sfdisk /dev/hda < /mnt/floppy/partizioni

Un esempio di questo rapporto potrebbe essere quello del listato seguente:

# partition table of /dev/hda
unit: sectors

/dev/hda1 : start=       63, size=  612801, Id= 6
/dev/hda2 : start=   612864, size= 2721600, Id= 5, bootable
/dev/hda3 : start=        0, size=       0, Id= 0
/dev/hda4 : start=        0, size=       0, Id= 0
/dev/hda5 : start=   612927, size=   20097, Id=83
/dev/hda6 : start=   633087, size=  205569, Id=82
/dev/hda7 : start=   838719, size= 2495745, Id=83

Con questo sistema, se si dispone di una serie di elaboratori con gli stessi dischi fissi che si vogliono suddividere nello stesso modo, è facile utilizzare `sfdisk' per copiare la struttura di uno negli altri. Se si sa quello che si fa, si può anche modificare uno di questi file prima di darlo in pasto a `sfdisk'.

`sfdisk' permette anche di utilizzare una sintassi differente e più approssimativa per definire le partizioni che si vogliono creare. Tuttavia, per questo conviene leggere la documentazione originale, che dovrebbe essere accessibile attraverso la pagina di manuale sfdisk(8).

Alcune opzioni

-s | --show-size

Mostra la dimensione di una partizione.

-l | --list

Mostra l'elenco delle partizioni di un disco.

-d | --dump

Scarica le informazioni sulle partizioni di un disco. Quello che si ottiene può essere riutilizzato per rigenerare la stessa struttura, utilizzandolo come file di comandi per `sfdisk'.

-V | --verify

Verifica se le partizioni sembrano organizzate correttamente.

52.1.7 Sistemazione delle partizioni Dos-FAT

Quando si predispongono partizioni Dos, può essere opportuno ripulire il primo settore (i primi 512 byte) della partizione, per evitare dei problemi con i programmi come `FORMAT', che prima di iniziare vanno a leggero, e potrebbero essere confusi se trovano lì dei dati casuali. Come si intuisce, il problema non esiste se il filesystem Dos-FAT viene generato attraverso strumenti di GNU/Linux, ma se si realizza uno script che deve costruire automaticamente una serie di partizioni, tra cui anche di tipo Dos, forse è il caso di provvedere a ripulire il primo settore di ogni partizione del genere.

Supponendo di avere definito la partizione `/dev/hda1' per il Dos, si dovrebbe agire nel modo seguente:

dd if=/dev/zero of=/dev/hda1 bs=512 count=1

Si intuisce che anche solo un piccolo sbaglio, in un'operazione del genere, comporta la cancellazione di dati in modo incontrollabile.

52.1.8 # mke2fs, mkfs.ext2

mke2fs [<opzioni>] <dispositivo> [<dimensione-in-blocchi>]

mkfs.ext2 [<opzioni>] <dispositivo> [<dimensione-in-blocchi>]

`mke2fs' permette di creare un filesystem di tipo Ext2 (Second-extended) in un'unità di memorizzazione. Questa viene indicata nel modo consueto, attraverso il nome del file di dispositivo corrispondente (`/dev/...').

La dimensione è espressa in blocchi. Se questo valore non viene specificato, `mke2fs' cerca di determinarlo da solo, ma non sempre il valore risulta corretto, quindi conviene fornire questa indicazione.

Vedere mke2fs(8).

Alcune opzioni

-b <dimensione-del-blocco>

Permette di definire la dimensione dei blocchi, espressa in byte.

-c

Prima di creare il filesystem controlla i blocchi in modo da isolare quelli difettosi. Il controllo viene eseguito in sola lettura.

-i <byte-per-inode>

Definisce il rapporto byte/inode. `mke2fs' crea un inode a ogni intervallo stabilito espresso in byte. Il valore predefinito è di 4 Kbyte (4096) e non può essere inferiore a 1 Kbyte (1024).

-q

Esegue l'operazione senza emettere informazioni di alcun tipo, in modo da poter essere utilizzato agevolmente all'interno di script.

-S

Scrive solo il superblocco e il descrittore di gruppo. Ciò può essere utile se, sia il superblocco principale che quelli di riserva sono rovinati e si intende tentare, come ultima risorsa, un recupero dei dati. In questo modo, la tabella degli inode e altre informazioni non vengono modificate. Subito dopo è necessario utilizzare il programma `e2fsck' ( 52.2.1), ma non c'è alcuna garanzia che il recupero funzioni.

52.1.9 # mkdosfs, mkfs.msdos

mkdosfs [<opzioni>] <dispositivo> [<dimensione-in-blocchi>]

mkfs.msdos [<opzioni>] <dispositivo> [<dimensione-in-blocchi>]

`mkdosfs' permette di creare un filesystem Dos-FAT. Può essere usato per tutti i tipi di unità a disco, compresi i dischetti.

Vedere mkdosfs(8).

Alcune opzioni

-c

Prima di creare il filesystem controlla i blocchi in modo da isolare quelli difettosi. Il controllo viene eseguito in sola lettura.

Esempi

mkdosfs -c /dev/fd0

Crea un filesystem Dos-FAT nel dischetto inserito nella prima unità, dopo aver controllato la sua superficie e determinando automaticamente la dimensione in blocchi.

52.1.10 # mkfs

mkfs [-t <tipo-di-filesystem>] [<opzioni-specifiche>] <dispositivo> [<dimensione-in-blocchi>]

`mkfs' è un programma che uniforma l'utilizzo dei programmi specifici per la creazione dei vari tipi di filesystem. In questi casi si può parlare anche di programma frontale oppure si usa il termine inglese front-end.

L'opzione `-t' serve per specificare il tipo di filesystem da creare, in questo modo `mkfs' sa a quale programma deve rivolgersi. Le opzioni specifiche dipendono dal tipo di filesystem, ovvero dal programma che si prenderà cura effettivamente dell'inizializzazione.

Esempi

mkfs -t msdos -c /dev/fd0

Crea un filesystem Dos-FAT nel dischetto inserito nella prima unità, dopo aver controllato la sua superficie e determinando automaticamente la dimensione in blocchi.

mkfs -t ext2 -c /dev/fd0 1440

Crea un filesystem Ext2 nel dischetto inserito nella prima unità, dopo aver controllato la sua superficie. La dimensione in blocchi viene indicata in modo esplicito.

52.2 Controllo dei filesystem

I dati contenuti all'interno di un filesystem sono organizzati in una struttura articolata e delicata. A volte, specie se succedono incidenti, conviene controllare questa struttura attraverso un programma che si occupa di risistemare le cose.

Tutte queste operazioni vengono svolte facendo riferimento ai file di dispositivo relativi. Di conseguenza, possono essere compiute solo dagli utenti che hanno i permessi di accesso necessari al tipo di operazione da compiere.

52.2.1 # e2fsck, fsck.ext2

e2fsck [<opzioni>] <dispositivo>

fsck.ext2 [<opzioni>] <dispositivo>

`e2fsck' permette di eseguire un controllo in un filesystem di tipo Ext2 (Second-extended) e di applicare le correzioni ritenute necessarie. In generale, è opportuno che il filesystem da controllare non sia montato, ma comunque è sufficiente che sia montato in sola lettura.

Vedere e2fsck(8).

Alcune opzioni

-c

Avvia a sua volta il programma `badblocks' in modo da ricercare e segnare eventuali blocchi difettosi.

-f

Forza il controllo anche se il filesystem sembra in ordine (un filesystem che sembra non contenere errori viene definito «pulito»: clean).

-F

Prima di procedere, fa in modo di scaricare la memoria cache del filesystem su cui si vuole intervenire.

-n

Esegue il controllo in sola lettura, rispondendo automaticamente `n' (no), a tutte le domande che potrebbero essere fatte.

-p

Ripara automaticamente il filesystem senza fare alcuna domanda.

-y

Risponde automaticamente `y', (yes), a tutte le domande che potrebbero essere fatte, in modo da permetterne l'utilizzo non interattivo attraverso uno script.

Valore di uscita

Il valore restituito da `e2fsck' è il risultato della somma delle condizioni seguenti:

  • `0'   conclusione normale senza errori;

  • `1'   errori nel filesystem;

  • `2'   errori del sistema: se il filesystem era montato, è necessario riavviare il sistema;

  • `4'   errori nel filesystem rimasti inalterati;

  • `8'   errore operativo;

  • `16'   errore nell'utilizzo o nella sintassi;

  • `128'   errore nella libreria condivisa.

52.2.2 # dosfsck, fsck.msdos

dosfsck [<opzioni>] <dispositivo>

fsck.msdos [<opzioni>] <dispositivo>

`dosfsck' permette di eseguire il controllo di un filesystem di tipo Dos-FAT e di applicare le correzioni ritenute necessarie. In generale, è opportuno che il filesystem da controllare non sia montato. *2*

Per conoscere maggiori dettagli conviene consultare dosfsck(8).

Alcune opzioni

-a

Esegue automaticamente la riparazione del filesystem. Se esiste più di una possibilità per eseguire una correzione, viene scelta la meno distruttiva.

-r

Esegue la riparazione del filesystem in modo interattivo, richiedendo all'utente la scelta sul tipo di correzione da attuare quando esiste più di una scelta.

-t

Marca i cluster illeggibili come difettosi.

Valore di uscita

  • `0'   Non sono stati riscontrati errori nel filesystem.

  • `1'   Sono stati riscontrati errori risolvibili.

  • `2'   Errore nell'utilizzo o nella sintassi.

52.2.3 # fsck

fsck [<opzioni>] [-t <tipo-di-fs>] [<opzioni-specifiche>] <dispositivo>...

`fsck' è un programma che uniforma l'utilizzo dei programmi specifici per il controllo e la correzione dei vari tipi di filesystem. Si tratta di un programma frontale.

L'opzione `-t' serve per specificare il tipo di filesystem da analizzare, in questo modo `fsck' sa a quale programma deve rivolgersi. Le opzioni specifiche dipendono dal tipo di filesystem, ovvero dal programma che si prenderà cura effettivamente dell'operazione.

Vedere fsck(8).

52.3 Attivazione dei filesystem

Per poter accedere ai dati di una qualunque unità di memorizzazione organizzata con un filesystem, è necessario prima montare il suo filesystem in quello globale.

Prima di estrarre una di queste unità, o comunque, prima di poter spegnere un elaboratore, occorre eseguire l'operazione opposta di distacco. Occorre cioè smontarla (unmount).

In un sistema GNU/Linux devono essere necessariamente collegati il filesystem principale (root), e il filesystem virtuale `/proc/' che però non fa capo ad alcuna unità fisica.

Se si utilizzano partizioni di scambio per la gestione della memoria virtuale, queste devono essere collegate con un'operazione concettualmente simile al montaggio, anche se poi non appaiono nella struttura generale del filesystem globale.

52.3.1 Tipi di filesystem

Quando si monta un filesystem è necessario che il modo con cui questo è organizzato (cioè il tipo) sia riconoscibile e gestito dal kernel. Nella tabella 52.2, sono elencati i nomi che identificano i tipi di filesystem riconoscibili da un kernel Linux.

Tipo di filesystem Descrizione
minix Minix
ext2 Second-extended
hpfs
umsdos GNU/Linux su Dos-FAT
msdos Dos-FAT (nomi 8.3)
vfat Dos-VFAT (nomi lunghi)
nfs NFS o filesystem di rete
iso9660 CD-ROM
smbfs SMB (rete NetBIOS-TCP/IP)
ncpfs
affs
ufs
sysv
proc filesystem virtuale /proc
swap partizione di scambio

Tabella 52.2: Elenco dei nomi di filesystem utilizzabili.

52.3.2 Implicazioni legate al mount

Il montaggio implica l'inserzione di un filesystem estraneo in quello generale. Questo fatto può far sorgere problemi di sicurezza e di compatibilità con il sistema. L'elenco seguente dovrebbe dare l'idea di alcuni dei problemi connessi con il montaggio.

Un'altra cosa da considerare sono i permessi della directory radice del disco che si va a montare. Di per sé non c'è nulla di strano, se il filesystem che si monta è in grado di gestire tali informazioni, basta usare i comandi normali, come `chmod' e `chown' per cambiarli, ma questo può confondere il principiante. In breve: quando si cambia la proprietà e i permessi di una directory sulla quale è stato montato un altro filesystem, questi cambiamenti hanno effetto in quel filesystem.

52.3.3 Opzioni

In occasione del montaggio di un filesystem si possono definire alcune opzioni allo scopo di modificarne il comportamento predefinito. Quello che segue è un elenco parziale delle opzioni disponibili. Inizialmente vengono mostrate le opzioni che riguardano generalmente i filesystem compatibili con i sistemi operativi Unix, e possono essere utilizzate anche in presenza di filesystem differenti quando ciò può avere significato.

Vedere mount(8) e nfs(5).

Opzioni valide per i filesystem Unix

remount

Si tratta di un'opzione speciale che può essere usata solo quando il filesystem in questione è già montato, allo scopo di rimontarlo con delle opzioni differenti (quelle che vengono definite assieme a `remount').

default

Utilizza le impostazioni predefinite: `rw', `suid', `dev', `exec', `auto', `atime', `nouser', `async'.

sync | async

Esegue gli I/O sui filesystem in modo sincrono o asincrono. La modalità sincrona è più sicura, ma il suo utilizzo rallenta e appesantisce l'attività del disco.

atime | noatime

Aggiorna o meno la data di accesso ai file. Può essere utile eliminare questo tipo di aggiornamento per ridurre l'attività del disco.

auto | noauto

Permette o impedisce il montaggio automatico quando si utilizza il file `/etc/fstab'.

dev | nodev

Considera validi, o esclude la validità dei file di dispositivo che dovessero essere contenuti nel filesystem.

exec | noexec

Permette o impedisce l'esecuzione di file binari.

suid | nosuid

Consente o impedisce che i bit SUID (Set User ID) e SGID (Set Group ID) abbiano effetto. Disattivando questa possibilità (cioè utilizzando l'opzione `nosuid'), si vuole evitare che gli eseguibili contenuti nel filesystem che si intende montare, possano ottenere privilegi particolari.

user | nouser

Permette o impedisce all'utente comune di montare e smontare il filesystem. L'opzione `user' implica l'attivazione automatica di `noexec', `nosuid' e `nodev', a meno che queste siano annullate da successive indicazioni contrarie come nella lista seguente: `user,exec,suid,dev'.

ro

Sola lettura.

rw

Lettura e scrittura.

Opzioni valide per i filesystem FAT

Si tratta di ciò che è alla base dei filesystem `umsdos', `msdos' e `vfat'. Tuttavia, occorre ricordare che un filesystem UMSDOS emula un filesystem Unix, quindi non sono valide le opzioni seguenti nel caso specifico di questo tipo di filesystem.

uid=<ID-utente>

Permette di stabilire il proprietario dei file e delle directory contenute nel filesystem. Se non viene specificato, si intende appartengano all'utente che esegue il montaggio.

gid=<ID-gruppo>

Permette di stabilire il gruppo proprietario dei file e delle directory contenute nel filesystem. Se non viene specificato, si intende appartengano al gruppo dell'utente che esegue il montaggio.

umask=<maschera>

Permette di stabilire quali permessi inibire nel filesystem. Si tratta del solito numero ottale, composto da tre cifre numeriche, dove la prima cifra rappresenta i permessi per il proprietario, la seconda per il gruppo, la terza per il resto degli utenti:

  • 1 rappresenta un permesso in esecuzione;

  • 2 rappresenta un permesso in scrittura;

  • 4 rappresenta un permesso in lettura.

Di conseguenza,

  • 3 rappresenta un permesso in scrittura ed esecuzione;

  • 5 rappresenta un permesso in lettura ed esecuzione;

  • ...

Bisogna fare attenzione però che il valore che si inserisce rappresenta un impedimento all'uso di quel permesso, di conseguenza, la maschera `022' indica che è consentito al proprietario qualunque tipo di accesso (lettura, scrittura ed esecuzione), mentre agli altri utenti non è consentito l'accesso in scrittura.

Se non viene definito si utilizza il valore predefinito per la creazione dei file nei filesystem normali: `umask' appunto.

quiet

I filesystem FAT non sono in grado di memorizzare informazioni sulle proprietà e i permessi dei file. Di conseguenza, i programmi che tentano di modificare i valori predefiniti, ottengono una segnalazione di errore dalle funzioni di sistema. Questa opzione inibisce queste segnalazioni di errore.

Il dispositivo di loopback

Un caso particolare di opzione è `loop' che consente di accedere a file-immagine di dischi o partizioni. Questa particolarità viene descritta più avanti.

52.3.4 # mount

mount [<opzioni>] [<dispositivo>] [<directory>]

`mount' permettere di montare un filesystem all'interno del sistema. Il programma opposto è `umount' e serve per smontare un filesystem montato precedentemente. La forma normale e più semplice di utilizzo di `mount' è la seguente:

mount -t <tipo-di-filesystem> <dispositivo> <punto-di-innesto>

In questo modo si richiede al kernel di montare il filesystem del dispositivo specificato nella directory indicata (punto di innesto).

Per conoscere la situazione dei dispositivi collegati attraverso questo sistema, si può usare la sintassi seguente:

mount [ -t <tipo-di-filesystem>]

Se viene specificato il tipo di filesystem, si ottiene un elenco limitato a quei dispositivi.

Il filesystem `/proc/' non è associato ad alcun dispositivo speciale, e quando se ne vuole eseguire il montaggio, si può utilizzare un nome di dispositivo arbitrario, per esempio `proc'.

La maggior parte delle unità di memorizzazione sono indicate nel modo consueto utilizzando nomi di file di dispositivo (`/dev/...'), ma ci possono essere altre possibilità, come quando si vuole montare un filesystem di rete o NFS, dove si usa la forma `<host>:/<directory>'.

Il file `/etc/fstab' viene utilizzato per automatizzare il collegamento dei filesystem più importanti al momento dell'avvio del sistema. Questo viene letto utilizzando la forma seguente:

mount -a [ -t <tipo-di-filesystem>]

Di solito si trova una chiamata di questo tipo all'interno di uno degli script che compongono la procedura di inizializzazione del sistema (`/etc/rc.d/rc*'). La presenza del file di configurazione `/etc/fstab' è utile anche per semplificare il montaggio (e poi anche l'operazione inversa) di un filesystem che sia stato previsto al suo interno. Diventa sufficiente una delle due forme seguenti.

mount <dispositivo>

mount <punto-di-innesto>

In linea di principio, solo l'utente `root' può montare un filesystem. Per permettere agli utenti comuni di montare e smontare un'unità di memorizzazione (come nel caso di un CD-ROM o di un dischetto), la si può indicare nel file `/etc/fstab' con l'opzione `user'. Nell'esempio seguente, si vede un record di `/etc/fstab' attraverso il quale si definisce il montaggio facoltativo di un CD-ROM in sola lettura con la possibilità anche per gli utenti di eseguire l'operazione.

/dev/cdrom  /cdrom  iso9660  ro,user,noauto,unhide

In tal modo, qualunque utente potrà eseguire uno dei due possibili comandi seguenti.

mount /dev/cdrom

mount /cdrom

La coppia di programmi `mount' e `umount' mantiene una lista dei filesystem montati correntemente. Quando `mount' viene avviato senza argomenti si ottiene l'emissione del contenuto di questa lista.

Vedere mount(8).

Alcune opzioni

-a

Utilizza `/etc/fstab' per eseguire automaticamente l'operazione: Vengono montati tutti i filesystem a esclusione di quelli segnati come `noauto'.

-t [no]<tipo-di-filesystem>[,...]

Specifica il tipo di filesystem. Sono riconosciuti i nomi indicati nella tabella 52.2. Se il nome del tipo di filesystem viene preceduto dalla sigla `no', si intende che quel tipo deve essere escluso. Se si vogliono indicare più tipi di filesystem questi vengono separati da virgole.

Quando si usa questa opzione con l'indicazione di più tipi, o con il prefisso `no', lo si fa quasi sempre con l'uso dell'opzione `-a', come nell'esempio seguente:

mount -a -t nomsdos,nonfs

In questo caso si intende eseguire il montaggio di tutti i filesystem indicati all'interno di `/etc/fstab', a esclusione dei tipi `msdos' e `nfs'.

-o <opzione-di-filesystem>[,...]

Questa opzione permette di specificare uno o più nomi di opzioni, separati da virgole, legati alla gestione del filesystem. L'elenco di questi nomi si trova nella sezione 52.3.3.

Esempi

mount -t ext2 /dev/hda2 /mnt

Monta il filesystem di tipo Second-extended contenuto nella seconda partizione del primo disco fisso IDE, a partire dalla directory `/mnt'.

mount -t vfat /dev/fd0 /floppy

Monta il filesystem di tipo Dos-VFAT (Dos-FAT con le estensioni per i nomi lunghi) contenuto in un dischetto inserito nella prima unità, a partire dalla directory `/floppy/'.

mount -t nfs roggen.brot.dg:/pubblica /roggen

Monta il filesystem di rete offerto dall'elaboratore `roggen.brot.dg', corrispondente alla sua directory `/pubblica/' (e discendenti), nella directory locale `/roggen/'.

52.3.5 # umount

umount [<opzioni>] [<dispositivo>] [<directory>]

`umount' esegue l'operazione inversa di `mount': smonta i filesystem. L'operazione può avvenire solo quando non ci sono più attività in corso su quei filesystem, altrimenti l'operazione fallisce.

Alcune opzioni

-a

Vengono smontati tutti i filesystem indicati in `/etc/fstab'.

-t [no]<tipo-di-filesystem>[,...]

Indica che l'azione deve essere eseguita solo sui filesystem specificati. Se si usa il prefisso `no', l'azione si deve compiere su tutti i filesystem a esclusione di quelli indicati.

Esempi

umount /dev/hda2

Smonta il filesystem montato precedentemente, riferito al dispositivo `/dev/hda2'.

umount /mnt

Smonta il filesystem montato precedentemente nella directory `/mnt'.

umount -a

Smonta tutti i filesystem che trova annotati nel file `/etc/mtab', escluso il filesystem `proc'. *3*

52.3.6 /etc/fstab

Il file `/etc/fstab' viene utilizzato per definire le caratteristiche e le directory di collegamento (punti di innesto) dei vari filesystem, usati di frequente nel sistema. Si tratta di un file che viene solo letto dai programmi, e il suo aggiornamento viene fatto in modo manuale dall'amministratore del sistema.

Il file è organizzato in record (corrispondenti alle righe) divisi in campi separati da uno o più spazi (inclusi i caratteri di tabulazione). Le righe che iniziano con il simbolo `#', le righe vuote e quelle bianche sono ignorate e trattate eventualmente come commenti.

  1. Il primo campo definisce il tipo di dispositivo o il filesystem remoto da montare.

  2. Il secondo campo definisce la directory che funge da punto di innesto per il filesystem.

  3. Il terzo campo definisce il tipo di filesystem e ne viene indicato il nome in base alla tabella 52.2.

    Se in questo campo viene indicato il termine `ignore', si intende fare riferimento a una partizione presente, ma inutilizzata, e per la quale non si vuole effettuare alcun collegamento. Di fatto, i record che contengono questa indicazione vengono ignorati.

  4. Il quarto campo descrive le opzioni speciali per il tipo di montaggio che si intende eseguire. Si tratta delle stesse opzioni speciali descritte in mount(8) e anche nella sezione 52.3.4 in occasione della spiegazione dell'uso dell'opzione `-o' (a esclusione dell'opzione `remount').

  5. Il quinto campo viene utilizzato per determinare quali filesystem possono essere utilizzati per lo scarico dei dati (dump). *4*

  6. Il sesto campo viene utilizzato dal programma `fsck' per determinare l'ordine in cui il controllo dell'integrità dei filesystem deve essere effettuato nel momento dell'avvio del sistema.

    Il filesystem principale dovrebbe avere il numero uno in questo campo, mentre gli altri, il numero due (o anche valori superiori). Se questo campo contiene il valore zero, significa che il filesystem in questione non deve essere controllato.

Esempi

Nell'esempio seguente, tutte le unità che non sono unite stabilmente al corpo fisico dell'elaboratore, hanno l'opzione `noauto' che impedisce il montaggio automatico all'avvio del sistema. Queste possono essere attivate solo manualmente, attraverso `mount', con il vantaggio di potere indicare semplicemente la directory di collegamento (punto di innesto) o il nome del dispositivo.

# nome               Innesto      Tipo     Opzioni           Dump  Check

/dev/hda3            /            ext2     defaults           1     1
/dev/hdb1            /home        ext2     defaults           0     2
proc                 /proc        proc     defaults           0     0 
/dev/hda2            none         swap     sw
/dev/hda1            /mnt/dosc    vfat     quiet,umask=000    0     0
/dev/sda             /mnt/dosd    vfat     user,noauto,quiet  0     0
/dev/sda1            /mnt/scsimo  ext2     user,noauto        0     0
/dev/cdrom           /mnt/cdrom   iso9660  ro,user,noauto     0     0
roggen.brot.dg:/     /mnt/roggen  nfs      ro,user,noauto     0     0
/dev/fd0             /mnt/dosa    vfat     user,noauto,quiet  0     0

  • Il dispositivo `/dev/hda3' viene utilizzato come filesystem principale e per questo è il primo a essere attivato. L'ultimo campo (check) riporta il valore uno, perché si vuole fare in modo che questo filesystem venga controllato per primo al momento dell'avvio del sistema.

  • Il dispositivo `/dev/hdb1' viene utilizzato come filesystem per contenere le directory personali degli utenti. L'ultimo campo riporta il valore due, perché si vuole fare in modo che questo filesystem venga controllato per secondo al momento dell'avvio del sistema, dopo il controllo del filesystem principale.

  • Il filesystem virtuale `proc' viene inserito correttamente nella directory `/proc/'. Il nome utilizzato nel campo del nome, `proc', non significa nulla, ma è preferibile al consueto `none' che si è usato spesso in questo caso.

  • Il dispositivo `/dev/hda1' corrisponde a una partizione Dos-FAT con la gestione dei nomi lunghi. In particolare, viene permesso a ogni utente di accedere ai suoi file in tutti i modi possibili.

  • Il dispositivo `/dev/sda' rappresenta un cosiddetto superfloppy, cioè un disco rimovibile che non è in grado di gestire partizioni, esattamente come fanno i dischetti. Trattandosi di un disco rimovibile viene concesso a tutti gli utenti di eseguire il montaggio e questo non viene effettuato automaticamente al momento dell'avvio del sistema.

  • Il dispositivo `/dev/sda1' rappresenta la stessa unità a dischi rimovibili, ma in questo caso viene vista come la prima partizione di uno di questi dischi. Anche qui viene concesso agli utenti comuni di montare e smontare il disco.

  • Il dispositivo `/dev/cdrom' rappresenta il lettore di CD-ROM. In particolare, viene specificato che l'accesso può avvenire in sola lettura.

  • L'elaboratore `roggen.brot.dg' condivide tutto il proprio filesystem (a partire dalla directory radice) attraverso il protocollo NFS. Viene consentito l'accesso in sola lettura.

  • Il dispositivo `/dev/fd0', il dischetto, può essere utilizzato da tutti gli utenti e si prevede di utilizzare sempre solo il formato Dos-FAT con l'estensione per i nomi lunghi.

52.3.7 /etc/mtab

Il file `/etc/mtab' ha la stessa struttura di `/etc/fstab', ma viene gestito automaticamente da `mount' e `umount', e rappresenta i filesystem connessi nella struttura generale. Non deve essere modificato e dovrebbe essere creato automaticamente all'avvio del sistema.

52.3.8 $ df

df [<opzioni>] [<dispositivo>...]

`df' permette di conoscere lo spazio a disposizione di una o di tutte le partizioni che risultano montate. Se non vengono indicati i nomi dei dispositivi, si ottiene l'elenco completo di tutti i dispositivi attivi, altrimenti l'elenco si riduce a quelli specificati.

L'unità di misura con cui si esprime questo spazio è in blocchi la cui dimensione cambia a seconda delle opzioni utilizzate oppure dalla presenza di una variabile di ambiente: `POSIXLY_CORRECT'. La presenza di questa fa sì che, se non viene usata l'opzione `-k', i blocchi siano di 512 byte come prevede lo standard POSIX. Diversamente, il valore predefinito dei blocchi è di 1024 byte.

Alcune opzioni

-a | --all

Emette le informazioni relative a tutti i dispositivi attivi, anche di quelli che normalmente vengono ignorati.

-h | --human-readable

Aggiunge una lettera alla dimensione, in modo da chiarire il tipo di unità di misura utilizzato.

-i | --inodes

Emette il risultato indicando l'utilizzo e la disponibilità di inode, invece che fare riferimento ai blocchi. Questa informazione è utile solo per i filesystem che utilizzano una struttura a inode.

-b | --byte

Emette le dimensioni in byte e non in Kbyte.

-k | --kilobytes

Emette le dimensioni in Kbyte. Questa opzione fa riferimento all'unità di misura predefinita, ma permette di fare ignorare a `df' l'eventuale presenza della variabile `POSIXLY_CORRECT'.

-m | --megabytes

Emette le dimensioni in Mbyte.

52.4 Memoria cache

La memoria cache dei dischi serve a ridurre l'attività di questi, effettuando le modifiche a intervalli regolari o quando diventa indispensabile per altri motivi. L'esistenza di questo tipo di organizzazione, basato su una «memoria di transito», è il motivo principale per cui si deve arrestare l'attività del sistema prima di spegnere l'elaboratore.

La memoria cache viene gestita automaticamente dal kernel, ma è un demone quello che si occupa di richiedere lo scarico periodico.

52.4.1 # update (bdflush)

update [<opzioni>]

Con questo nome, `update', viene avviato il demone che si occupa di richiedere periodicamente al kernel lo scarico della memoria cache. Deve essere messo in funzione durante la fase di avvio del sistema, prima di ogni altra attività di scrittura nei dischi.

Per avviare `update' si usano fondamentalmente due tecniche: l'utilizzo all'interno di uno script di quelli della procedura di inizializzazione del sistema, oppure l'inserimento di un record apposito all'interno di `/etc/inittab'.

Esempi

L'esempio seguente mostra una configurazione della procedura di inizializzazione del sistema con la quale `update' viene avviato attraverso lo script iniziale. Segue il record del file `/etc/inittab' dove si fa riferimento allo script `/etc/rc.d/rc.sysinit',

si::sysinit:/etc/rd.d/rc.sysinit
...

e il pezzo significativo di quest'ultimo.

# Attivazione della memoria virtuale.
/sbin/swapon -a

# Attivazione di update.
/sbin/update

# Controllo della partizione del filesystem principale.
/sbin/fsck -A -a
...

L'esempio seguente mostra una configurazione della procedura di inizializzazione del sistema attraverso la quale `update' viene avviato direttamente attraverso `/etc/inittab'.

ud::once:/sbin/update

52.4.2 $ sync

sync [<opzioni>]

`sync' permette di scaricare nei dischi i dati contenuti nella memoria cache. Viene usato solitamente dalla procedura di arresto del sistema per garantire che tutti i dati siano registrati correttamente su disco prima dello spegnimento fisico dell'elaboratore.

Può essere utilizzato in caso di emergenza, quando per qualche ragione non si può attendere il completamento della procedura di arresto del sistema, o per qualunque altro motivo.

Di solito non si usano opzioni.

---------------------------

Appunti Linux 2000.04.12 --- Copyright © 1997-2000 Daniele Giacomini --  daniele @ pluto.linux.it


1.) Vale la pena di ricordare che i nomi di dispositivo relativi ai dischetti possono cambiare leggermente da una distribuzione GNU/Linux a un'altra. A volte, il formato dei dischetti da 1440 Kbyte corrisponde al file `/dev/fd0H1440'.

2.) `dosfsck' non è un programma che viene installato in modo predefinito dalle distribuzioni, per cui, nella maggior parte dei casi occorre provvedere direttamente per questo.

3.) `umount' non smonta i filesystem che sono utilizzati in qualche modo, di conseguenza è improbabile che il comando `umount -a' possa smontare il filesystem principale. Nella fase di arresto del sistema, questo viene rimontato in sola lettura prima dell'arresto totale.

4.) Si tratta di una procedura per ottenere delle copie di sicurezza che comunque non è indispensabile. Per questo si possono usare strumenti normali senza bisogno si utilizzare la configurazione di questo file.


[inizio] [indice generale] [precedente] [successivo] [indice analitico] [contributi]