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35. Utilizzo più evoluto del terminale a caratteri

In questo capitolo vengono descritti gli aspetti nella gestione dei terminali a carattere che riguardano un utilizzo un po' più evoluto rispetto al normale. La tabella 35.1 elenca i programmi e i file a cui si accenna in questo capitolo.

Nome Descrizione
setfont Definisce i caratteri per lo schermo delle console EGA/VGA.
/usr/share/consolefonts/ Directory dei file di definizione dei caratteri video della console.
SVGATextMode Configura la modalità testo delle schede SVGA.
/dev/mouse Collegamento simbolico al dispositivo del mouse.
gpm Programma di gestione del mouse nelle console virtuali.
script Registrazione di una sessione di lavoro.
/dev/vcs* File di dispositivo per la cattura dello schermo di console virtuali.
open Esegue un comando in una particolare console virtuale.
switchto Seleziona una particolare console virtuale.
/dev/tty* File di dispositivo per le console virtuali.
/dev/console File di dispositivo della console.
screen Programma per la gestione di terminali virtuali.

Tabella 35.1: Riepilogo dei programmi e dei file per la gestione evoluta dei terminali a caratteri.

35.1 Schermi VGA

Le console virtuali, che normalmente utilizzano schermi VGA, possono essere configurate in modo da utilizzare un insieme di caratteri differente da quello standard (il famigerato CP437), e anche per permettere la visualizzazione di più righe ed eventualmente di più colonne.

Il programma migliore per questo genere di cose è `SVGATextMode' che permette una configurazione molto dettagliata. Di seguito viene mostrato anche il funzionamento elementare di `setfont'.

35.1.1 $ setfont

setfont [<opzioni>] <file-di-configurazione>

`setfont' permette di modificare l'aspetto dei caratteri che vengono visualizzati su uno schermo EGA/VGA delle console virtuali. È molto importante questo programma quando si decide di utilizzare un insieme di caratteri esteso, come ISO 8859-1, per poter visualizzare caratteri come le lettere accentate maiuscole, che non fanno parte della codifica standard di un'interfaccia video a caratteri tipica.

Per ottenere il risultato, `setfont' si avvale di file di definizione dei caratteri, collocati nella directory `/usr/share/consolefonts/'.

L'esempio seguente serve a ottenere la visualizzazione di caratteri dell'insieme ISO 8859-1 (Unicode), in uno schermo composto da 25 righe.

setfont /usr/share/consolefonts/lat1u-16.psf

Eventualmente, se la dimensione dei caratteri non è quella desiderata, si possono provare altri file della famiglia `lat1u-*.psf'.

Vedere setfont(8).

35.1.2 # SVGATextMode

SVGATextMode [<opzioni>] [<Voce-di-configurazione>]

`SVGATextMode' permette di scegliere un insieme di caratteri video differenti da quelli standard e di ridimensionare lo schermo, in modo da consentire la visualizzazione di più righe e colonne.

`SVGATextMode', per funzionare, non richiede il riavvio del sistema, interviene su tutte le console virtuali, però può entrare in conflitto con altri programmi che accedono direttamente alla gestione della scheda video VGA. Sotto questo aspetto, sarebbe bene limitare l'uso di questo programma ai sistemi su cui non si fanno girare programmi che richiedono la grafica o che emulano altri sistemi operativi.

È necessaria la configurazione con il file `/etc/TextConfig', piuttosto complesso. Generalmente, questo viene fornito già pronto per essere utilizzato con una scheda video VGA standard, con un insieme di caratteri ISO 8859-1 normale.

Questa configurazione potrebbe andare bene, se non fosse che la codifica scelta non permette la visualizzazione dei caratteri pseudo-grafici utilizzati per le cornici nei programmi a tutto schermo come Midnight Commander (`mc'). Sarebbe il caso di modificare il file di configurazione in modo che contenga le righe seguenti, in pratica ritoccando quelle corrispondenti della configurazione originale.

Option "LoadFont"
FontProg "/usr/bin/setfont"
FontPath "/usr/share/consolefonts"
FontSelect "lat1u-16.psf"   8x16 9x16 8x15 9x15 
FontSelect "lat1u-14.psf"   8x14 9x14 8x13 9x13
FontSelect "lat1u-12.psf"   8x12 9x12 8x11 9x11
FontSelect "lat1u-08.psf"   8x8  9x8  8x7  9x7

Più avanti, nello stesso file di configurazione sono elencate le varie risoluzioni video a cui si può fare riferimento quando si vuole utilizzare `SVGATextMode'.

"80x25x8"          25.2   640  680  776  800    400  412  414  449 font  8x16
"80x25x9"          28.3   640  680  776  800    400  412  414  449 font  9x16

"80x28x8"          25.2   640  680  776  800    392  412  414  449 font  8x14
"80x28x9"          28.3   640  680  776  800    392  412  414  449 font  9x14

"80x29x8"          25.2   640  680  776  800    464  490  492  525 font  8x16
"80x29x9"          28.3   640  680  776  800    464  490  492  525 font  9x16

"80x30x8"          25.2   640  680  776  800    480  490  492  525 font  8x16
"80x30x9"          28.3   640  680  776  800    480  490  492  525 font  9x16

In base a quanto mostrato, si può tentare di visualizzare una schermata di 80 caratteri per 30 righe, con il comando seguente:

SVGATextMode 80x30x8

In generale, non è conveniente modificare la definizione delle risoluzioni disponibili; tuttavia, per approfondire il significato delle righe che compongono l'esempio di configurazione mostrato poco sopra, occorre conoscere in che modo si configura XFree86, in particolare la sezione `Monitor', come descritto nel capitolo 78.

Vedere SVGATextMode(8) e TextConfig(5).

35.2 Mouse

Il mouse, in un terminale a caratteri, non è una cosa tanto comune. È normale in un ambiente grafico, ma nel caso di GNU/Linux c'è la possibilità di usarlo anche nelle console virtuali. Per gestire un mouse in questa situazione è necessario un demone che si occupi di seguirlo e di fornire ai programmi le informazioni sulle azioni del mouse stesso. Si tratta in pratica di un servente per la gestione del mouse. Trattandosi di un servente, i programmi con cui si può interagire con il mouse sono dei cliente e dipendono dal servente per il tipo di comunicazione che tra loro deve instaurarsi.

Il servente utilizzato normalmente per GNU/Linux è il demone `gpm', il quale ha in particolare il vantaggio di poter essere utilizzato anche con i programmi che non sono fatti per il mouse, per le operazioni di copia-incolla del testo.

In alcune situazioni, la gestione del mouse può diventare conflittuale, per esempio quando si utilizza un cosiddetto mouse bus (bus-mouse). In questa situazione non è possibile avere più programmi che leggono contemporaneamente il dispositivo corrispondente al mouse, e questo significa in pratica che non ci può essere in funzione il demone `gpm' assieme al sistema grafico X, e nemmeno che possano essere messi in funzione più sistemi grafici contemporaneamente. Il demone `gpm' è in grado di risolvere il problema occupandosi da solo del mouse e passando a tutte le altre applicazioni eventuali le informazioni sulle azioni compiute con il mouse stesso.

35.2.1 Dispositivo del mouse

Per convenzione, il file `/dev/mouse' dovrebbe corrispondere al dispositivo del mouse. In pratica, si crea un collegamento simbolico con questo nome che punta al dispositivo corrispondente al mouse utilizzato effettivamente. Di solito è lo stesso programma di installazione delle distribuzioni GNU/Linux a farlo.

Nel caso particolare dei mouse seriali, cioè di quelli connessi a una porta seriale, venivano usati in passato i dispositivi `/dev/cua*'. Attualmente, questi sono diventati obsoleti, e al loro posto si fa riferimento ai corrispondenti `/dev/ttyS*'.

Quando la lettura di questo dispositivo può essere solo esclusiva, a causa della sua natura, per evitare conflitti tra i programmi nel modo descritto in precedenza, si può creare il file FIFO `/dev/gpmdata'. Questo viene gestito dal demone `gpm' allo scopo di fornire a tutti gli altri programmi che accedono direttamente al mouse le informazioni sulle azioni compiute con lo stesso.

mknod /dev/gpmdata p

Il comando appena mostrato è ciò che serve per creare questo file nel caso non sia già disponibile. Per fare in modo che `gpm' gestisca questo file e di conseguenza si occupi del mouse in qualunque situazione, deve essere utilizzata l'opzione `-R'. Inoltre, se si utilizza il sistema grafico XFree86 è necessario modificare manualmente la sua configurazione (il file `/etc/X11/XF86Config') nella sezione `Pointer', come si vede nell'esempio seguente:

# Pointer section
Section "Pointer"
    Protocol    "MouseSystems"
    Device      "/dev/gpmdata"

In pratica, per il sistema grafico X, e per qualunque altro programma che dovesse accedere al dispositivo del mouse direttamente, si deve fare riferimento al tipo di mouse `MouseSystems', utilizzando il file di dispositivo `/dev/gpmdata'.

35.2.2 # gpm

gpm [<opzioni>]

`gpm' è un programma demone in grado di permettere operazioni di copia-incolla con i programmi normali, e di fornire a quelli predisposti l'accesso a tutte le funzionalità del mouse. Può essere messa in funzione una sola copia del programma alla volta, e di conseguenza è normale che `gpm' venga avviato una volta per tutte attraverso la procedura di inizializzazione del sistema.

A meno di fare uso di opzioni particolari, `gpm' si aspetta di trovare il collegamento `/dev/mouse' che punti al file di dispositivo corrispondente al mouse effettivamente a disposizione.

Se `gpm' viene utilizzato con l'opzione `-R', allora si abilita la gestione del file FIFO `/dev/gpmdata', e tutti gli altri programmi che dovessero accedere direttamente al mouse dovrebbero utilizzare questo file come dispositivo (che si comporta come quello di un mouse `MouseSystems').

Alcune Opzioni

-B <sequenza>

Con questa opzione è possibile definire la disposizione dei tasti. Per esempio, `gpm -B 123' indica di utilizzare i tasti nella posizione normale: il primo è quello a sinistra, il secondo è quello centrale e il terzo è quello a destra. Nello stesso modo si può indicare una disposizione inversa per facilitare un utente che preferisce usare la mano sinistra (sequenza 321).

-m <file>

Permette di indicare un file di dispositivo diverso dal solito `/dev/mouse'.

-R

Abilita la gestione del file FIFO `/dev/gpmdata' allo scopo di fornire ad altre applicazioni, che accedono direttamente al mouse, le informazioni sulle sue azioni.

-t <tipo>

Permette di indicare il tipo di mouse a disposizione. Quando non si specifica questa opzione, il tipo predefinito è `ms', corrispondente a un mouse Microsoft con due o tre tasti.

Tipo Sinonimo Descrizione
mman Mouseman Mouseman.
ms Microsoft a due o tre tasti e compatibili (predefinito).
bare Microsoft Microsoft a due tasti.
msc MouseSystems Mouse System, tre tasti.
sun Variante del Mouse System.
mm MMSeries
logi Logitech Alcuni mouse seriali Logitech.
ligim LogiMouse Mouse Logitech che devono funzionare come mouse Msc.
bm BusMouse Busmouse Microsoft e compatibili.
ps2 PS/2 Busmouse PS/2.
ncr NCR3125pen.
wacom Tavoletta Wacom.
pnp Microsoft pnp.
ms3 Mouse seriali IntelliMouse a tre tasti.

Tabella 35.2: Elenco dei nomi dei tipi di mouse utilizzabili con l'opzione `-t'.

-2

Forza un funzionamento a due tasti. In questo modo il primo tasto serve a evidenziare e l'altro a incollare.

-3

Forza un funzionamento a tre tasti. In questo modo il primo tasto serve a evidenziare, il secondo a incollare, e il terzo a estendere la zona evidenziata. Questo è il funzionamento predefinito, perché il secondo tasto viene attivato solo a partire dal momento in cui questo viene premuto. Perciò, normalmente, non occorre preoccuparsi di indicare quanti tasti utilizzare.

-S <comandi-speciali>

Permette di definire dei comandi da eseguire in corrispondenza di un clic triplo sul primo e sul terzo tasto.

Utilizzo

Il funzionamento è relativamente semplice. Quando il mouse è riconosciuto dal programma che si sta utilizzando, dipende da questo il modo di gestire e interpretare le azioni compiute con il mouse. Quando il programma non è in grado di controllare il mouse, è possibile utilizzare il supporto alle operazioni di copia-incolla.

Si seleziona una zona dello schermo premendo il primo tasto e trascinando fino alla posizione finale. Per incollare si può cambiare console virtuale, raggiungendo così l'applicazione all'interno della quale incollare il testo, quindi si preme il secondo tasto, o in mancanza il terzo. Il testo viene inserito come se fosse digitato, di conseguenza occorre che il programma lo permetta.

Il terzo tasto, quando non dovesse servire per incollare, permette di estendere una selezione già iniziata e non completata.

Comandi speciali

L'opzione `-S' permette di definire tre comandi, separati con il simbolo due punti (`:'), da eseguire in occasione di un clic triplo con il primo e il terzo tasto. In pratica, si tiene premuto il primo o il terzo tasto, e con l'altro (il terzo o il primo rispettivamente) si esegue un clic triplo in rapida successione. Se entro tre secondi dal rilascio dei tasti viene premuto uno dei tre tasti, viene eseguito uno dei comandi indicati nell'argomento di questa opzione.

Per esempio, se si utilizza l'opzione `-S "echo ciao:echo hello:echo bye"' e si preme un clic triplo, del tipo descritto, seguito dalla pressione del primo tasto, si ottiene l'esecuzione di `echo ciao', cioè viene visualizzata la parola `ciao'. Se invece alla fine si seleziona il secondo tasto, si ottiene la parola `hello'. Infine, se si trattava del terzo tasto, si ottiene `bye'.

Questo sistema potrebbe essere particolarmente utile per definire un comando per il riavvio del sistema, quando per qualche motivo non si può usare la tastiera per farlo e non si rendono disponibili altre alternative.

Esempi

gpm -t ps2

Avvia `gpm' predisponendolo per utilizzare un mouse PS/2.

gpm -R -t ps2

Avvia `gpm' predisponendolo per utilizzare un mouse PS/2, abilitando la gestione del file `/dev/gpmdata'. Il sistema grafico X e altri programmi che dovessero accedere direttamente al dispositivo del mouse, dovrebbero essere istruiti a utilizzare il dispositivo `/dev/gpmdata', corrispondente a un mouse `MouseSystems'.

gpm -S "shutdown -h now:shutdown -r now:init 0"

Avvia `gpm' definendo i comandi speciali da eseguire in caso di un clic triplo. Se dopo il clic triplo si preme il primo tasto, si conclude l'attività del sistema; se si preme il secondo, si riavvia; se si preme il terzo, si conclude l'attività, ma attraverso una chiamata diretta all'eseguibile `init'.

35.2.3 Avvio del servizio di gestione del mouse

Si è accennato al fatto che il demone `gpm' venga avviato normalmente dalla procedura di inizializzazione del sistema, nel modo già stabilito dalla stessa distribuzione GNU/Linux che si utilizza. Se si vogliono gestire funzionalità speciali di `gpm', come per esempio il file FIFO `/dev/gpmdata', cosa che si ottiene con l'opzione `-R', occorre intervenire nello script che avvia questo demone.

Alcune distribuzioni, come Red Hat, prevedono un file di configurazione (in questo caso si tratta di `/etc/sysconfig/mouse') contenente l'assegnamento di variabili di ambiente che poi vengono incorporate e utilizzate nello script di avvio del servizio `gpm'. Tuttavia potrebbe non essere stata prevista la possibilità di aggiungere delle opzioni ulteriori, e in tal caso si deve intervenire direttamente nello script.

Nel caso della distribuzione Red Hat, lo script che serve ad avviare e a fermare il servizio `gpm' è `/etc/rc.d/init.d/gpm', in altre potrebbe trovarsi nella directory `/etc/init.d/' e chiamarsi nello stesso modo o avere un nome leggermente diverso.

35.3 Monitoraggio di una sessione di lavoro

L'attività svolta durante una sessione di lavoro attraverso un terminale potrebbe essere registrata volontariamente in modo da annotare le operazioni svolte, eventualmente anche a titolo di prova, come potrebbe essere l'esecuzione di un test di esame.

In aggiunta, le console virtuali di GNU/Linux possono essere osservate attraverso dei dispositivi appositi: `/dev/vcs*'.

35.3.1 $ script

script [-a] <file>

`script' è un programma che permette di registrare la sessione di lavoro svolta attraverso un terminale a caratteri. Si avvia il programma, e questo avvia una copia della shell predefinita; da quel momento, tutto ciò che viene digitato ed emesso attraverso il terminale viene memorizzato in un file. Il file può essere indicato nella riga di comando, altrimenti viene creato il file `typescript' nella directory corrente.

L'opzione `-a' permette di continuare la registrazione in un file già utilizzato in precedenza, senza cancellarlo inizialmente.

Per terminare l'esecuzione della registrazione della sessione di lavoro, basta concludere l'attività della shell avviata da `script'; di solito si tratta di utilizzare il comando `exit'.

35.3.2 /dev/vcs*

I file di dispositivo `/dev/vcs*', definiti virtual console capture device, possono essere usati per visualizzare lo schermo di una console particolare. Il meccanismo è estremamente banale; basta leggere il loro contenuto: in ogni momento, il risultato che si ottiene da questa lettura è l'immagine dello schermo di quella console particolare che quel dispositivo rappresenta.

cat /dev/vcs1

L'esempio mostra la visualizzazione del contenuto dello schermo della prima console virtuale, corrispondente al dispositivo `/dev/tty1', dell'istante in cui si esegue il comando.

In particolare, il dispositivo `/dev/vcs0' fa riferimento alla console virtuale attiva, mentre i file contrassegnati da un numero finale (diverso da zero) corrispondono alle rispettive console virtuali, identificate in modo preciso tramite quel numero.

35.4 Strumenti per la gestione delle console virtuali

Le console virtuali di GNU/Linux sono gestite normalmente attraverso la configurazione del file `/etc/inittab', in cui, a seconda del livello di esecuzione, si attivano diversi programmi Getty abbinati ad altrettanti terminali o console virtuali. Generalmente, in questo modo, non vengono utilizzate tutte le console virtuali possibili, e quelle rimanenti potrebbero essere sfruttate per altri scopi.

Le console virtuali disponibili possono essere utilizzate per visualizzare in modo continuo informazioni utili sul funzionamento del sistema, come per esempio le informazioni provenienti da un file per le registrazioni del sistema (log).

tail -f /var/log/messages > /dev/tty10 &

L'esempio mostra l'utilizzo di `tail' per visualizzare la fine del file `/var/log/messages' e tutte le righe che gli vengono aggiunte successivamente. Invece di impegnare il terminale dal quale viene avviato, il comando viene messo sullo sfondo (`&') e l'output viene emesso attraverso la decima console virtuale (che si presume sia disponibile).

35.4.1 # open

open [<opzioni>] [--] <comando> [<opzioni-del-comando>]

`open' permette di avviare un comando in una nuova console virtuale (non utilizzata precedentemente). Per distinguere il comando dalle opzioni di `open' si utilizza un trattino doppio (`--') per segnalare l'inizio del comando stesso.

Alcune opzioni

-c n

Questa opzione permette di definire esplicitamente quale console virtuale utilizzare attraverso l'argomento che indica il numero di questa (le console virtuali sono numerate a partire da uno).

-l

Fa in modo che il comando venga trattato come se fosse una «shell di login», cioè una shell avviata dalla procedura di accesso (dopo che l'autenticazione dell'utente è avvenuta con successo). Questo comporta l'aggiunta di un trattino (`-') davanti al nome del comando.

--

Segna la fine delle opzioni di `open' e l'inizio del comando. È necessario l'uso di questo trattino doppio quando il comando da eseguire ha, a sua volta, degli argomenti.

Esempi

open bash

Avvia l'eseguibile `bash' nella prima console virtuale libera.

open -l bash

Avvia l'eseguibile `bash' nella prima console virtuale libera, trattando il processo relativo come una shell di login.

open -c 10 -l bash

Come nell'esempio precedente, utilizzando espressamente la decima console virtuale.

open -- ls -l

Esegue il comando `ls -l' utilizzando la prima console virtuale libera. In questo caso, dovendo indicare un comando con argomenti, è stato inserito il trattino doppio per segnalare l'inizio del comando stesso.

35.4.2 # switchto

switchto n

`switchto' è un programma molto semplice il cui unico scopo è quello di selezionare una particolare console virtuale. Può essere utile in uno script.

Esempi

switchto 11

Passa nell'undicesima console virtuale.

35.5 Terminali virtuali, o finestre, con il programma Screen

È già stato descritto più volte il funzionamento delle console virtuali di GNU/Linux, che, attraverso una sola console fisica, permettono la gestione di più sessioni di lavoro differenti, a cui si accede generalmente con le combinazioni di tasti [Ctrl+Fn], oppure [Ctrl+Alt+Fn]. Un effetto simile si può ottenere attraverso dei programmi, che possono essere utilizzati anche quando non si dispone di una console GNU/Linux.

Un programma che svolga questo compito non è così comodo da utilizzare come può esserlo una console virtuale, però può offrire delle possibilità in più. Per esempio, potrebbe trasferire il terminale virtuale su un altro terminale fisico, senza dover sospendere, né interrompere, il lavoro che si stava svolgendo. In pratica, l'unico programma che si utilizzi per questo scopo è Screen, che permette di fare una quantità di cose, anche il trasferimento di un terminale virtuale a un altro utente (consentendo a questo di continuare il lavoro).

Lo studio di Screen è impegnativo come lo è l'approfondimento di una shell sofisticata. Qui si vogliono mostrare solo i rudimenti, trascurando volutamente funzionalità che, se utilizzate, richiederebbero attenzione per ciò che riguarda la sicurezza.

35.5.1 Funzionamento e organizzazione generale

Screen è un programma (in pratica si tratta dell'eseguibile `screen') che si interpone tra una shell, o un applicativo diverso, e il terminale utilizzato effettivamente. In pratica, si tratta di un gestore di finestre a caratteri che, tra le altre cose, permette di aprire più sessioni contemporanee utilizzando un solo terminale fisico.

Ogni terminale virtuale, ovvero ogni finestra, mette a disposizione le funzionalità di un terminale VT100 con delle estensioni di vario tipo. Per ogni finestra viene conservato uno storico delle ultime righe visualizzate, permettendo lo scorrimento all'indietro e la copia di porzioni di questo all'interno dello standard input della stessa o di un'altra finestra.

Come si può intuire, per accedere alle funzionalità offerte da Screen occorre utilizzare dei comandi composti da combinazioni di tasti che vengono intercettati da questo, e non sono passati all'applicazione sottostante, provocando così un'alterazione del comportamento normale di queste applicazioni.

Spesso, viene attivato il bit SUID al binario `screen', assieme all'attribuzione della proprietà all'utente `root'. Ciò permette a Screen di fare una serie di cose molto comode, ma richiede attenzione nella sua configurazione, perché ciò potrebbe tradursi in un pericolo in più per chi lo utilizza. Se non si vuole approfondire tanto l'uso di Screen, sarebbe meglio togliere tale permesso.

chmod ug-s /usr/bin/screen

Se Screen è in condizione di poterlo fare (di solito solo se è attivato il bit SUID per il binario `screen' e questo appartiene all'utente `root'), aggiorna il file `/etc/utmp', cosa che consente di tenere traccia anche di tutti i terminali virtuali aperti attraverso di esso. Questi corrispondono ai dispositivi secondo il modello `/dev/tty[a-e][0-9a-f]'; in pratica si tratta di una lettera da `a' a `e', seguita da una cifra esadecimale (i numeri da zero a nove e le lettere da «a» a «f»).

Per poter funzionare, Screen deve creare una pipe con nome, ovvero un file FIFO, per ogni gruppo di finestre aperto, cioè per ogni terminale fisico a cui è connesso effettivamente. Tale file viene definito socket da Screen e dalla sua documentazione. Questo file può essere creato in varie posizioni, a seconda di come sono stati compilati i sorgenti. Se il binario `screen' era stato previsto con il bit SUID attivo, questo file FIFO potrebbe essere creato nella directory `/tmp/screens/S-<utente>/', oppure, più utilmente, potrebbe essere creato nella directory `~/.screen/'. È da ritenere che quest'ultima scelta sia la migliore; volendo, si può utilizzare la variabile di ambiente `SCREENDIR' per indicare il percorso della directory che Screen deve usare per i file FIFO.

Il nome utilizzato per il file FIFO serve a identificare una particolare sessione di lavoro di Screen, assieme a tutte le finestre gestite attraverso questa. Di solito, si tratta di un nome articolato secondo il modello seguente:

<pid>.<terminale>.<host>

Per esempio, `123.tty4.dinkel' è il modo con cui si identifica la sessione di Screen che ha il numero PID 123, utilizza il terminale corrispondente al dispositivo `/dev/tty4', sul sistema chiamato `dinkel'.

Una sessione di Screen, quando è in funzione regolarmente, è attaccata al terminale fisico che si utilizza effettivamente (questo terminale fisico può anche essere una console virtuale di GNU/Linux). La sessione può essere distaccata e successivamente riattaccata altrove, presso un altro terminale fisico. Le applicazioni in funzione nelle varie finestre di una sessione distaccata, continuano a funzionare regolarmente. Di solito, a meno di modificare la configurazione predefinita, un segnale di aggancio (`SIGHUP'), che generalmente si ottiene disconnettendo la linea attraverso cui è collegato il terminale, provoca solo il distacco della sessione, senza coinvolgere le applicazioni.

Screen può essere controllato attraverso file di configurazione, la cui collocazione può essere varia. Potrebbe trattarsi di `/etc/screenrc' per la configurazione globale e di `~/.screenrc' per la personalizzazione di ogni utente. Le direttive di questi file non vengono mostrate qui; eventualmente si può consultare la documentazione originale: screen(1).

Screen imposta automaticamente la variabile `TERM' al valore `screen', in modo da informare opportunamente le applicazioni di adattarsi alle sue caratteristiche.

Quasi tutti i comandi che possono essere impartiti a Screen sono prefissati dalla combinazione [Ctrl+a], alla quale segue poi una sequenza di caratteri o di altre combinazioni di tasti, e che ovviamente non vengono passati all'applicazione sottostante. Se però si vuole passare proprio la combinazione [Ctrl+a] all'applicazione, si deve usare la sequenza [Ctrl+a][a].

A volte, Screen ha la necessità di fornire delle indicazioni. Ciò viene fatto sovrascrivendo parte della finestra in uso, di solito nell'ultima riga. Dopo pochi secondi, i messaggi vengono rimossi, ripristinando il testo precedente.

35.5.2 $ screen

screen [<opzioni>] [<comando> [<argomenti-del-comando>]]

`screen' è il programma binario di Screen. Come accennato in precedenza, viene predisposto spesso in modo da avere il bit SUID attivo e da essere proprietà dell'utente `root'. Se non si richiedono funzionalità particolari a questo programma, non è necessaria questa politica.

`screen' può essere avviato per iniziare una sessione di lavoro attraverso cui gestire delle applicazioni contenute in finestre differenti, oppure per altre funzionalità che verranno descritte in occasione della presentazione delle opzioni. Quando si avvia `screen' in modo normale, si può aggiungere l'indicazione di un comando (con i suoi argomenti), che si vuole avviare all'interno della prima finestra. Se questo comando non viene specificato, `screen' avvia una shell (quella indicata nella variabile di ambiente `SHELL', oppure `/bin/sh' in sua mancanza).

Quando un programma ospitato all'interno di una finestra di `screen' termina di funzionare, la finestra relativa si chiude. Quando una sessione non ha più finestre, termina di funzionare anche il processo `screen' relativo.

Alcune opzioni

-c <file>

Permette di specificare un file di configurazione alternativo a quello predefinito.

-s <shell>

Permette di indicare una shell alternativa a quella contenuta nella variabile di ambiente `SHELL', che viene utilizzata ogni volta che si apre una nuova finestra senza specificare il programma che deve essere avviato al suo interno.

-S <sessione>

Permette di dare un nome a una sessione. A questo nome viene comunque aggiunto il numero PID anteriormente. Lo scopo è quello di rendere più semplice l'identificazione di una sessione.

-ls | -list

Questa opzione va usata da sola: non avvia alcuna nuova sessione e si limita a elencare quelle già aperte dall'utente che ne sta facendo richiesta. Attraverso questo elenco si possono individuare facilmente quali siano le sessioni distaccate, cioè quelle che possono essere riprese utilizzando l'opzione `-r'.

-d [<pid.>]<tty>[.<host>]

-D [<pid.>]<tty>[.<host>]

Permette di distaccare una sessione di Screen da un terminale fisico, senza interrompere il funzionamento degli applicativi avviati al suo interno. Si può usare questa opzione assieme a `-r', in modo da riattaccare la sessione in un altro terminale.

-r [[<pid.>]<tty>[.<host>]]

-R [[<pid.>]<tty>[.<host>]]

Permette di riattaccare sul terminale in funzione attualmente, una sessione staccata in precedenza. Se non si indica la sessione, viene avviata la prima di quelle che risultano distaccate; se in particolare si utilizza `-R', si ottiene comunque l'avvio di una sessione anche se non ce ne sono da riprendere. Questa opzione può essere usata da sola o in abbinamento a `-d' (o `-D'). In quest'ultimo caso, si indica prima l'opzione `-d', poi `-r', e infine la sessione da staccare e da riattaccare.

-x [[<pid.>]<tty>[.<host>]]

Questa opzione permette di accedere a una sessione già aperta e funzionante presso un altro terminale fisico. Se non viene specificata la sessione, viene aperta la prima che può essere trovata. Quando si condivide una sessione tra più terminali fisici, ogni terminale può accedere solo alle finestre che non sono attive da qualche parte.

Esempi

screen

Avvia una sessione di Screen sul terminale da cui si esegue il comando, aprendo la shell predefinita nella prima finestra.

screen mc

Avvia una sessione di Screen sul terminale da cui si esegue il comando, avviando il programma `mc', senza argomenti, nella prima finestra.

screen -ls

Elenca le sessioni aperte dall'utente.

screen -d tty2

Distacca la sessione in funzione sul terminale identificato dal dispositivo `/dev/tty2' (in pratica, la seconda console virtuale). Non vengono indicate altre informazioni per il nome della sessione, perché probabilmente l'informazione del terminale è sufficiente e non crea ambiguità.

screen -d

Distacca la prima sessione attiva appartenente all'utente stesso.

screen -r tty2

Attacca, sul terminale da cui si dà il comando, la sessione che in origine era stata avviata sul terminale `/dev/tty2' e successivamente distaccata.

screen -r

Attacca la prima sessione libera che trova.

screen -d -r tty2

Distacca la sessione in funzione sul terminale identificato dal dispositivo `/dev/tty2', riattaccandola sul terminale da cui si dà il comando.

screen -d -r

Distacca la prima sessione attiva che trova e la riattacca sul terminale da cui si dà il comando.

35.5.3 Comandi interattivi

Una volta avviato l'eseguibile `screen', si può interagire con questo attraverso una serie di comandi composti da combinazioni di tasti. Nella maggior parte dei casi si tratta di sequenze iniziate dalla combinazione [Ctrl+a].

Per motivi di compatibilità, spesso, sono disponibili diversi tipi di sequenze per lo stesso risultato. Nella tabella 35.3 vengono elencate solo alcune di queste sequenze; per un elenco completo occorre leggere la documentazione originale: screen(1).

Sequenza Effetto
Ctrl+a ? Mostra una guida rapida ai comandi disponibili.
Ctrl+a a Invia la combinazione [Ctrl+a] all'applicazione attiva.
Ctrl+a n Seleziona l'n-esima finestra. La prima ha il numero zero.
Ctrl+a n Passa alla finestra successiva.
Ctrl+a p Passa alla finestra precedente.
Ctrl+a c Crea una nuova finestra.
Ctrl+a d Distacca la sessione dal terminale fisico.
Ctrl+a w Mostra un breve riepilogo delle finestre esistenti.
Ctrl+a Esc Inizia la modalità di scorrimento e copia all'indietro.
Ctrl+a ] Incolla il testo inserito precedentemente nella memoria tampone.

Tabella 35.3: Alcuni dei comandi che si possono dare a Screen, quando è in funzione.

Le operazioni più complesse sono quelle che riguardano la copia e l'inserimento di testo che proviene da quanto visualizzato attualmente, o nel testo precedente. Infatti, per ogni finestra viene conservato uno storico delle righe visualizzate, che può essere rivisto e dal quale si possono prelevare delle parti, inserendole in una memoria tampone (la documentazione screen(1) parla di paste buffer).

Con il comando [Ctrl+a][Esc] si inizia la modalità di scorrimento e copia, cosa che blocca il funzionamento dell'applicazione che utilizza la finestra attiva. Da quel momento, si possono usare i tasti freccia e pagina per spostare il cursore; eventualmente si possono usare i tasti [h], [j], [k] e [l], come si fa con VI ( 67.1). Si possono anche fare delle ricerche nello stile di VI, con i comandi [/] e [?].

Quando si raggiunge il pezzo che si vuole copiare nella memoria tampone, lo si deve delimitare. Ciò si ottiene normalmente premendo il tasto [barra spaziatrice] nel punto di inizio, quindi si fa scorrere il cursore nel punto finale e si preme nuovamente la [barra spaziatrice] per concludere. La selezione del testo coincide anche con la conclusione della modalità di scorrimento e copia, cosa che dopo poco fa riprendere il funzionamento del programma.

È possibile anche la selezione di testo in modo rettangolare. Per questo, dopo aver premuto la [barra spaziatrice] per indicare il punto di inizio, si deve aggiungere anche il tasto [c], a indicare un bordo sinistro, oppure [C] a indicare un bordo destro. Successivamente, quando si raggiunge anche il punto finale, si preme nuovamente [C], oppure [c] (a seconda di come si è iniziato) prima della [barra spaziatrice].

Infine, il comando [Ctrl+a][]] inserisce il testo, accumulato precedentemente nella memoria tampone, nello standard input dell'applicazione contenuta nella finestra attiva.

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Appunti Linux 2000.04.12 --- Copyright © 1997-2000 Daniele Giacomini --  daniele @ pluto.linux.it


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