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D. Annotazioni sulle scelte stilistiche ed espressive

Come accennato nell'introduzione dell'opera, quando si scrivono documenti a carattere tecnico in lingua italiana, è difficile essere comprensibili, coerenti e anche corretti secondo le regole della lingua. Inoltre non si può nemmeno contare sulla presenza di una qualche autorità in grado di dare risposte a dei quesiti sul modo giusto di definire o di esprimere qualcosa.

Nel capitolo 121 sono raccolti dei punti di riferimento, tuttavia resta aperto il problema della terminologia da adoperare. Attualmente, esiste la lista `it@li.org' che si occupa di discutere i problemi legati alle traduzioni di documenti come HOWTO, pagine di manuale e messaggi dei programmi GNU. La traduzione è una cosa differente dallo scrivere qualcosa di nuovo in italiano, ma comunque, la sensibilità e le scelte di ognuno possono essere diverse.

In questa appendice si raccolgono solo alcune annotazioni sulle forme stilistiche ed espressive usate o che potrebbero essere usate in futuro in questa opera (nel tempo sono cambiate molte cose in questo documento, e dovrebbero cambiarne ancora molte altre). Tra le annotazioni ci sono dei commenti che a volte riassumono discussioni apparse nella lista già menzionata.

Di solito queste cose non si scrivono nei libri normali, forse perché non si vuole mostrare apertamente la propria incertezza. Sono sempre graditi i commenti riferiti al contenuto di questa appendice e a tutto il resto dell'opera. :-)

Nella versione PostScript e in quella PDF di questo documento, alla fine di questa appendice, appare un indice analitico delle voci che sono state trattate qui. Ciò per facilitarne la ricerca, dal momento che questa appendice è ordinata solo secondo un certo ordine «logico», e non alfabetico.

Oltre all'indice delle voci che compongono il glossario stilistico, nella versione PostScript e in quella PDF, si vedono anche altri indici specifici, che riguardano termini che hanno una qualche importanza per la coerenza del documento. Questi indici servono, in particolare, per rivelare degli errori nel loro utilizzo e sono stati lasciati anche nella versione finale perché potrebbero essere di qualche interesse per alcuni lettori.

D.1 Sigle

Nelle annotazioni delle sezioni seguenti, appaiono alcune sigle che hanno un significato molto semplice:

D.2 Unità di misura e moltiplicatori

In informatica si utilizzano delle unità di misura e dei moltiplicatori ben conosciuti, ma senza uno standard simbolico ben definito. Nel testo di questo documento si usano le convenzioni seguenti.

D.3 Casi particolari di testo che non viene enfatizzato

Alle volte verrebbe da enfatizzare di tutto. Qui si annotano le cose che per regola non vengono enfatizzate.

D.4 Valori numerici in lettera e in cifre

I valori numerici da zero a nove vengono rappresentati preferibilmente in lettere, soprattutto per evitare ambiguità nella lettura, a meno che si presentino le condizioni seguenti:

D.5 Distinzione nell'uso dei nomi degli applicativi

In generale, in questo documento, i nomi riferiti a degli «eseguibili», ovvero i programmi e gli script, sono indicati in modo evidenziato, esattamente come si utilizzano nel sistema operativo, senza cambiamenti nella collezione alfabetica delle lettere maiuscole e minuscole. Quando però il programma riveste un'importanza particolare, può assumere una denominazione diversa da quella che si usa nel nome del file eseguibile, oppure semplicemente si può decidere di trattarlo come qualcosa di più importante.

Per fare un esempio pratico, quando si parla di shell si fa riferimento alla shell Bash, alla shell Korn, alla shell C,... mentre l'eseguibile vero e proprio potrebbe essere `bash', `ksh', `csh',... Lo stesso vale per i programmi che meritano questa attenzione anche se il loro nome (verbale) non cambia.

In generale, il nome di un programma applicativo, di un pacchetto,... viene indicato con l'iniziale maiuscola, salvo eccezioni che possono derivare dall'uso acquisito in una qualche forma differente. La tabella D.1 elenca alcune delle scelte di stile nell'uso dei nomi dei programmi distinguendo tra «eseguibile» e qualcosa di diverso: applicativo, pacchetto, servizio, sistema... riferite a forme che costituiscono un'eccezione rispetto alla regola generale.

Eseguibile Applicativo, pacchetto, servizio, sistema,...
`lilo' LILO
`*getty' Getty
`getty', `uugetty' Getty_ps
`mgetty' Mgetty+Sendfax
`bash' shell Bash
`csh' shell C
`ksh' shell Korn
`sh' shell Bourne
`init' Procedura di inizializzazione del sistema, Init
`cron' (demone) Cron (sistema)
`tcpd' TCP wrapper
`named' BIND (pacchetto)
`telnet' Telnet (servizio)
`finger' Finger (servizio)
`sendmail' Sendmail
`mail' Mailx
`ex' EX
`vi' VI
`joe' Joe
`m4' M4
`p2c' Pascal-to-C (eventualmente P2c)
`mc' Midnight Commander
`nsgmls' SP
`sgmlspl' SGMLSpm
`gs' Ghostscript
`bmv' BMV
`ghostview' Ghostview
`gv' GV
`xpaint' XPaint
`ee' Electric Eyes
`xfm' XFM
`tcd', `gtcd' TCD
`xcdroast' X-CD-Roast

Tabella D.1: Stile nell'uso dei nomi dei programmi distinguendo tra «eseguibile» e «applicativo», limitatamente ad alcune eccezioni.

D.6 Termini tecnici particolari

Sono considerati acquisiti in italiano i termini tecnici elencati nella tabella D.2. In quanto tali, sono indicati nel testo dell'opera, e nel sorgente stesso, senza enfatizzazioni tipografiche.

bit s. m. inv.
byte s. m. inv.
computer s. m. inv. -- meglio «elaboratore»
console s. f. inv.
directory s. f. inv.
  sottodirectory s. f. inv.
file s. m. inv.
hardware s. m. inv.
input s. m. inv.
mixer s. m. inv.
modem s. m. inv.
monitor s. m. inv.
mouse s. m. inv.
output s. m. inv.
routine s. f. inv.
  subroutine s. f. inv.
software s. m. inv.
timer s. m. inv.
zoom s. m. inv.

Tabella D.2: Elenco dei termini tecnici considerati acquisiti nel linguaggio.

Inoltre, i termini che ormai sembrano far parte del linguaggio tecnico italiano in modo irrimediabile, sono annotati nella tabella D.3. Anche questi appaiono nel testo dell'opera senza enfatizzazioni tipografiche, ma nel sorgente sono delimitati in modo da poter essere riconoscibili.

anycast agg.
applet s. m. inv.
array s. m. inv.
bridge s. m. inv.
  gateway s. m. inv.
  router s. m. inv.
broadcast agg.
bus s. m. inv.
cast s. m. inv.
crontab s. m. inv. -- file di Cron
dot-clock s. m. inv.
driver s. m. inv. -- meglio «gestore»
escape s. m. inv. / agg.
feed s. m. inv. -- Usenet
file di lock s. m. inv.
filesystem s. m. inv.
firewall s. m. inv.
firmware s. m. inv.
fuzzy agg. -- logica
hash s. m. inv. -- array associativi di Perl
inode s. m. inv.
job s. m. inv.
join s. m. inv. -- basi di dati
joystick s. m. inv.
kernel s. m. inv.
led s. m. inv. -- i diodi led
link s. m. inv. -- compilazione
  linker s. m. inv. -- compilazione
link-local agg.
magic number s. m. inv.
memoria cache s. f. inv.
multicast agg.
node-local agg.
news s. f. inv.
nice agg. -- valore nice
organization-local agg.
password s. f. inv.
ping s. m. inv. -- «fare il ping»
pipe s. f. inv.
  pipeline s. f. inv.
pixel s. m. inv.
proxy s. m. inv. -- se il contesto non è specifico, meglio parafrasare
record s. m. inv.
relay s. m. inv.
script s. m. inv.
shadow s. f. inv. -- password shadow
shell s. f. inv.
  subshell s. f. inv.
site-local agg.
socket s. m. inv.
stack s. m. inv. -- quello di un processo, per salvare i registri
standard input s. m. inv.
standard output s. m. inv.
standard error s. m. inv.
switch s. m. inv. -- componente di rete.
task s. m. inv. -- se possibile, meglio parafrasare
unicast agg.
utility s. f. inv. -- meglio «programma di utilità», o «utilità», o «programma di servizio»

Tabella D.3: Elenco dei termini tecnici apparentemente consolidati in italiano, o comunque intraducibili per qualche motivo. Nella tabella si annotano anche i termini che sarebbero traducibili, ma che hanno qualche particolarità se usati invariati in italiano.

Le regole per la definizione del genere maschile o femminile per un termine tecnico proveniente dalla lingua inglese, che viene usato così com'è in italiano, sono molto vaghe. Inoltre, i termini inglesi che vengono incorporati nell'italiano vanno usati generalmente al singolare, anche quando esprimono quantità multiple.

D.6.1 Annotazioni sui termini tecnici ritenuti «intraducibili»

D.7 Glossario personale

Nelle sezioni seguenti sono annotati alcuni termini tecnici in lingua inglese e le loro traduzioni o traslazioni possibili in italiano, assieme a qualche commento. Le sezioni servono a distinguere i contesti.

L'asterisco che appare a fianco di alcune definizioni, serve a indicare quelle più deboli, o che comunque sono evidenziate nel sorgente (e non nella composizione finale).

D.7.1 Unità temporali

Le definizioni legate al conteggio del tempo rappresentano un concetto molto importante, specialmente per gli astronomi. In questo settore si sono sviluppati una serie di acronimi in lingua inglese, che a volte vengono anche tradotti in italiano. In generale, non è opportuno utilizzare acronimi tradotti, che comunque esistono.

Vedere anche: Il Tempo di Internet di Fabrizio Pollastri http://www.cstv.to.cnr.it/toi/it/toi.html, e il glossario relativo http://www.cstv.to.cnr.it/toi/it/glossary.html.

D.7.2 Comandi e processi elaborativi

D.7.3 Memoria centrale e virtuale

D.7.4 Hardware

D.7.5 Dispositivi

In generale, si può distinguere tra dispositivo fisico e un dispositivo logico, per indicare rispettivamente l'hardware di un componente e il file di dispositivo relativo, che rappresenta la visione virtuale offerta dal kernel.

D.7.6 Codifica

D.7.7 Tastiera

La tabella D.4 raccoglie i nomi che sembrano più appropriati per i tasti delle tastiere comuni.

Originale inglese Definizioni possibili in italiano
Esc, Escape Esc
Return Invio
Ctrl, Control Ctrl, Controllo
Meta Meta
Alt Alt
Alt Gr AltGr, Alt Gr
Shift Maiuscole
Shift-lock Fissa-maiuscole
Compose Comp, Composizione
PgUp Pagina su
PgDn Pagina giù
Home Inizio
End Fine
Ins, Insert Ins, Inserimento
Del, Delete Canc, Cancellazione
Num Lock BlocNum
Scroll Lock BlocScorr
Print Screen Stampa
F1, F2,... F1, F2,... tasti funzione, tasti funzionali
Tab Tab, Tabulazione -- per la dattilografia è «tabulatore»
Space Barra spaziatrice, barra spazio, spazio

Tabella D.4: Elenco dei nomi di alcuni tasti.

D.7.8 File di testo

D.7.9 Archiviazione e pacchetti applicativi

D.7.10 Dati

D.7.11 Crittografia

D.7.12 Linguaggi di programmazione e compilatori

I nomi attribuiti ai tipi di dati di ogni specifico linguaggio di programmazione, non possono essere tradotti, perché si tratta di parole chiave. Tuttavia, in un ambito discorsivo, ha senso utilizzare delle definizioni comprensibili. La tabella D.5 mostra un elenco di quelle più comuni.

char carattere
int intero
float a virgola mobile (singola precisione)
double a virgola mobile e doppia precisione

Tabella D.5: Elenco delle definizioni possibili riferite ai tipi di dati più comuni.

I nomi delle strutture di controllo del flusso e delle altre istruzioni che condizionano il flusso delle istruzioni, possono essere tradotti in alcuni casi, riferendosi al comportamento delle istruzioni a cui si fa riferimento. La tabella D.6 riassume queste possibilità.

go to salto incondizionato
if condizione, struttura condizionale
switch, case selezione
while iterazione, ciclo iterativo
until iterazione, ciclo iterativo
for iterazione enumerativa, ciclo enumerativo
break salto, interruzione

Tabella D.6: Elenco delle definizioni e dei nomi riferiti alle strutture di controllo del flusso delle istruzioni.

La figura D.2 raccoglie le definizioni riferite alla definizione delle funzioni nei linguaggi di programmazione; la figura D.3 fa riferimento alle definizioni utili nella chiamata di una funzione.

C	    	int potenza( int x, int y )
                (a)   (b)    (c)   (c)

Pascal		function potenza( x : integer; y : integer ) : integer;
                           (b)      (c)          (c)            (a)

Scheme		(define (potenza x y) ... )
                           (b)   (c)
(a) tipo restituito
(b) nome della funzione
(c) parametri formali

Figura D.2: Linguaggi di programmazione: dichiarazione delle funzioni.

C	    	z = moltiplica( x, y );
                 (a)   (b)       (c)

Pascal		z := moltiplica( x, y );
                  (a)  (b)        (c)

Scheme		(set! z (moltiplica  x y))
                            (b)      (c)
(a) assegnamento
(b) funzione
(c) parametri

Figura D.3: Linguaggi di programmazione: chiamata delle funzioni.

D.7.13 Memoria di massa

D.7.14 Utenza

D.7.15 Documentazione

D.7.16 Interfaccia grafica

D.7.17 Rete e comunicazioni

D.7.18 Tipografia

Vedere anche: Scienza, tecnologia e arte della stampa e della comunicazione, http://ape.apenet.it/libri/Grafica/; in particolare http://ape.apenet.it/libri/Grafica/Grafica01/1123.html, http://ape.apenet.it/libri/Grafica/Grafica01/1403.html.

D.7.19 Unicode

D.7.20 Grafica

D.7.21 Usenet

D.7.22 Localizzazione

D.7.23 Crittografia e firma elettronica

D.7.24 Varie

D.8 Forme espressive particolari

D.9 Annotazioni per un uso futuro

Quelle che seguono sono annotazioni per un possibile uso futuro. Sono qui per non essere dimenticate.

password ---> parola di accesso.

passphrase ---> frase di accesso.

shadow password ---> ? (per ora solo password shadow)

maintainer ---> coordinatore, responsabile (dipende dal contesto).

D.10 Nomi dei caratteri speciali

La tabella D.7 elenca alcuni caratteri e simboli speciali, assieme alla denominazione usata in questo documento.

Simbolo Denominazione
| barra verticale
/ barra obliqua (normale)
\ barra obliqua (inversa)
' apice singolo
` apice inverso
" apice doppio, virgolette, virgolette alte
«, » virgolette basse, virgolette uncinate
& e-commerciale
~ tilde
@ at, chiocciola, chiocciolina, chioccioletta -- meglio non usarlo
# cancelletto -- meglio non usarlo
: due punti (verticali)
.. due punti in orizzontale

Tabella D.7: Elenco dei nomi di alcuni caratteri e altri simboli.

In particolare, i simboli elencati di seguito meritano maggiore attenzione.

D.11 Riferimenti


1.) Attualmente, si usa prevalentemente il termine nodo al posto di host nel testo normale, mentre nell'indicazione degli schemi sintattici, si lascia host.

2.) Il termine host, viene usato in particolare nella documentazione RFC riferita a IPv6 per indicare un nodo che non sia un router. Inoltre, sempre la terminologia riferita a IPv6 indica il nodo come qualunque dispositivo che utilizzi in pratica questo protocollo.

3.) Unicode introduce una terminologia più precisa al riguardo di ciò che un tempo si chiamava character set.

4.) Il termine «ridirezione» viene usato anche in IPv6 di Silvano Gai, McGraw Hill, 1997, alla sezione 6.4.3, anche se in questo caso si tratta di ridirezione dei pacchetti IPv6.


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