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6. Installare GNU/Linux

L'installazione di GNU/Linux è difficile quanto lo è installare un nuovo sistema operativo; ovvero, così come dover accettare il fatto che non si possono utilizzare gli strumenti consueti cui si era abituati da tanto tempo. In questo capitolo si fa riferimento all'installazione di GNU/Linux in un elaboratore i386 (o superiore) partendo da strumenti Dos.

6.1 Scelta della distribuzione

Prima di poter installare GNU/Linux occorre procurarsi una distribuzione di questo sistema operativo. Le distribuzioni di GNU/Linux esistenti sono molte; ciò è sicuramente un sintomo positivo dell'importanza che questo sistema sta avendo. Il problema per l'utente sta nello scegliere.

È molto difficile consigliare in modo generalizzato una distribuzione particolare, perché nessuna è migliore delle altre; ognuna interpreta a suo modo le esigenze dell'utenza, ponendo l'accento su certe caratteristiche e trascurandone altre. Di sicuro, chi intende utilizzare GNU/Linux in modo sistematico farebbe bene a provarne alcune prima di decidere quale offre per sé i vantaggi migliori.

In passato, la scelta di una distribuzione rispetto alle altre era motivata dalla difficoltà con cui queste potevano essere ottenute; spesso si cominciava a utilizzare GNU/Linux con un CD-ROM allegato a un libro o a una rivista, dal momento che è un po' difficile lo scarico diretto da Internet. Oggi GNU/Linux si può acquistare tranquillamente con una carta di credito attraverso Internet, presso aziende specializzate nella masterizzazione di CD-ROM, a un prezzo medio di 2 USD (dollari USA) per CD-ROM. Vale la pena di citare le distribuzioni più comuni, indicando alcune delle caratteristiche.

6.1.1 ZipSlack

La distribuzione ZipSlack è una riduzione della distribuzione Slackware, descritta più avanti, che può essere installata facilmente all'interno di un filesystem Dos-FAT. Può essere ottenuta dall'URI http://metalab.unc.edu/pub/Linux/distributions/slackware/zipslack/, oltre che dai siti speculari e dalle riproduzioni su CD-ROM della distribuzione Slackware normale. Alcune caratteristiche:

6.1.2 Red Hat

La distribuzione GNU/Linux Red Hat è ottenibile presso l'URI http://metalab.unc.edu/pub/Linux/distributions/redhat/current/, oltre che dai siti speculari e dalle riproduzioni su CD-ROM. Alcune caratteristiche:

6.1.3 SuSE

La distribuzione GNU/Linux SuSE è ottenibile presso l'URI ftp://ftp.suse.com/pub/SuSE-Linux/, oltre che dai siti speculari e dalle riproduzioni su CD-ROM.

La distribuzione SuSE è nata come una variante tedesca della distribuzione Slackware, e anche oggi si notano alcune affinità con quella distribuzione, anche se utilizza attualmente il sitema RPM per la gestione dei pacchetti software. Alcune caratteristiche:

6.1.4 Slackware

La distribuzione GNU/Linux Slackware è ottenibile presso l'URI http://metalab.unc.edu/pub/Linux/distributions/slackware/, oltre che dai siti speculari e dalle riproduzioni su CD-ROM. Si tratta della prima distribuzione GNU/Linux relativamente «facile» da installare e in ciò ha il merito di avere contribuito alla sua diffusione nei primi anni di vita di questo sistema operativo. Alcune caratteristiche:

6.1.5 Debian

La distribuzione GNU/Linux Debian è ottenibile presso l'URI ftp://ftp.debian.org/pub/debian/, oltre che dai siti speculari e dalle riproduzioni su CD-ROM.

Questa distribuzione è realizzata da un gran numero di volontari che non hanno alcun interesse economico nel compimento di tale opera. Per questo, la distribuzione Debian è molto attenta agli aspetti che riguardano il software libero, ed è molto attenta anche al contenuto delle licenze. Alcune caratteristiche:

6.2 Riproduzioni economiche di distribuzioni GNU/Linux

Le distribuzioni commerciali di GNU/Linux, come Red Hat e SuSE, sono vendute direttamente dalle rispettive case produttrici, assieme a documentazione specifica e ad assistenza di vario tipo. Esiste però la possibilità di procurarsi queste e altre distribuzioni GNU/Linux a prezzi più convenienti da aziende specializzate nella masterizzazione, che operando legalmente, prelevano il materiale da Internet e lo distribuiscono senza offrire alcun supporto tecnico. Le aziende seguenti riproducono CD-ROM a un prezzo medio di 2 USD per unità:

Eventualmente, si può dare un'occhiata anche a http://www.linux.org/vendors/.

6.3 Hardware i386

Come già accennato altrove in questo documento, le distribuzioni GNU/Linux fatte per l'hardware i386 possono funzionare solo con un microprocessore x386 o superiore. Il problema più grande è invece la memoria RAM che deve essere di almeno 8 Mbyte per poter installare un sistema minimo e senza il sistema grafico X. Mano a mano che GNU/Linux si evolve, i suoi eseguibili si appesantiscono e il sistema richiede sempre più risorse. Questo significa che, allo stato attuale, una configurazione minima ragionevole richiede un 486-66 con almeno 16 Mbyte di memoria RAM.

Teoricamente, è ancora possibile installare GNU/Linux senza X avendo a disposizione solo 6 Mbyte di memoria RAM, ma si tratta di un'operazione difficile. Se le circostanze costringono a tentare un'installazione del genere, conviene accontentarsi di una distribuzione GNU/Linux più vecchia, possibilmente una di quelle che utilizzavano il kernel 1.0.x, o comunque con binari a.out. Queste vecchie distribuzioni si trovano ancora abbinate ai primi libri su GNU/Linux.

Prima di installare qualunque sistema operativo, è sempre necessario raccogliere tutte le informazioni che si riescono ad avere sull'hardware installato. Le tabelle 6.1, 6.2 e 6.3, mostrano l'utilizzo più comune delle risorse da parte dei componenti più diffusi. Questo tipo di inventario, serve anche per determinare quali siano le risorse disponibili nel momento in cui si vuole aggiungere un nuovo componente.

IRQ Riservato Standard Eventuale
0 Timer
1 Tastiera
2/9 LPT3
3 COM2 COM4
4 COM1 COM3
5 LPT2
6 Unità di controllo dei dischetti
7 LPT1
8 Orologio
10
11
12 Mouse PS/2
13 Coprocessore matematico
14 Unità di controllo IDE
15 Unità di controllo IDE secondaria

Tabella 6.1: Utilizzo comune degli indirizzi di IRQ negli elaboratori di architettura i386.

Canale DMA Utilizzo normale Eventuale
1
2 unità di controllo dischetti (1 e 2)
3 Unità di controllo dischetti (3 e 4)
4 unità di controllo DMA

Tabella 6.2: Utilizzo comune dei canali DMA negli elaboratori di architettura i386.

Indirizzo esadecimale Utilizzo normale
da 0x0000 a 0x001f Unità di controllo DMA1
da 0x0020 a 0x003f PIC1 (Programmable Interrupt Controller)
da 0x0040 a 0x005f Timer
da 0x0060 a 0x006f Tastiera
da 0x0070 a 0x007f RTC (Real Time Clock)
da 0x0080 a 0x009f dma page reg
da 0x00a0 a 0x00bf PIC2 (Programmable Interrupt Controller)
da 0x00c0 a 0x00df Unità di controllo DMA2
da 0x00e0 a 0x00ef
da 0x00f0 a 0x00ff NPU (Coprocessore matematico)
da 0x0100 a 0x0176
da 0x0170 a 0x0177 IDE1 (unità di controllo secondaria dischi IDE)
da 0x0178 a 0x01ef
da 0x01f0 a 0x01f7 IDE0 (unità di controllo primaria dischi IDE)
da 0x01f8 a 0x01ff
da 0x0200 a 0x020f
da 0x0210 a 0x021f
da 0x0220 a 0x022f
da 0x0230 a 0x023f
da 0x0240 a 0x024f
da 0x0250 a 0x025f
da 0x0260 a 0x026f
da 0x0270 a 0x0277
da 0x0278 a 0x027f LPT(2) (Porta stampante)
da 0x0280 a 0x028f
da 0x0290 a 0x029f
da 0x02a0 a 0x02af
da 0x02b0 a 0x02bf
da 0x02c0 a 0x02cf
da 0x02d0 a 0x02df
da 0x02e0 a 0x02e7
da 0x02e8 a 0x02ef COM4 (Porta seriale)
da 0x02f0 a 0x02f7
da 0x02f8 a 0x02ff COM2 (Porta seriale)
da 0x0300 a 0x031f Ethernet NE2000
da 0x0320 a 0x032f
da 0x0330 a 0x033f
da 0x0340 a 0x034f
da 0x0350 a 0x035f
da 0x0360 a 0x036f
da 0x0370 a 0x0375 Unità di controllo dischetti (terza e quarta unità)
da 0x0376 a 0x0376 IDE1 (unità di controllo secondaria dischi IDE)
da 0x0377 a 0x0377
da 0x0378 a 0x037f LPT(1) (Porta stampante)
da 0x0380 a 0x038f
da 0x0390 a 0x039f
da 0x03a0 a 0x03af
da 0x03b0 a 0x03bf
da 0x03c0 a 0x03cf EGA/VGA
da 0x03d0 a 0x03df CGA/EGA/VGA nelle modalità video a colori
da 0x03e0 a 0x03e7
da 0x03e8 a 0x03ef COM3 (Porta seriale)
da 0x03f0 a 0x03f5 Unità di controllo dischetti (prima e seconda unità)
da 0x03f6 a 0x03f6 IDE0 (unità di controllo primaria dischi IDE)
da 0x03f7 a 0x03f7
da 0x03f8 a 0x03ff COM1 (Porta seriale)

Tabella 6.3: Utilizzo comune degli indirizzi di comunicazione da 0x000 a 0x3ff negli elaboratori di architettura i386.

Quando si hanno schede a 8 bit (quelle che utilizzano solo la prima parte di un alloggiamento ISA) si possono usare esclusivamente gli indirizzi di IRQ inferiori a 10.

Il caso delle porte parallele è un po' particolare: il sistema operativo Dos assegna i nomi `LPT1', `LPT2' e `LPT3' in base a una ricerca tra i possibili indirizzi di I/O. Vengono scanditi gli indirizzi 0x3bc, 0x378 e 0x278. La prima porta a essere individuata diventa `LPT1' e così di seguito.

6.4 Nomi dei dispositivi delle unità di memorizzazione

GNU/Linux utilizza dei nomi bene ordinati per i file di dispositivo, ma questi possono confondere chi proviene dall'esperienza Dos. La tabella 6.4 mostra l'elenco di alcuni nomi di dispositivo riferiti a unità di memorizzazione.

Nome Descrizione Dos
/dev/fd0 prima unità a dischetti A:
/dev/fd0u1440 prima unità a dischetti da 1440 Kbyte A:
/dev/fd1 seconda unità a dischetti B:
/dev/fd1u1440 seconda unità a dischetti da 1440 Kbyte B:
/dev/hda primo disco fisso IDE/EIDE
/dev/hdb secondo disco fisso (o CD-ROM) IDE/EIDE
/dev/hdc terzo disco fisso (o CD-ROM) IDE/EIDE
/dev/hdd quarto disco fisso (o CD-ROM) IDE/EIDE
/dev/sda primo disco SCSI
/dev/sdb secondo disco SCSI
/dev/sdc terzo disco SCSI
...

Tabella 6.4: Elenco dei nomi di dispositivo utilizzati per le unità di memorizzazione.

I dischi che non rientrano nella categoria dei «dischetti» (o floppy), sono suddivisi in partizioni, e per fare riferimento a queste si aggiunge un numero alla fine del nome. Per esempio, `/dev/hda1' è la prima partizione del primo disco IDE, `/dev/sda2' è la seconda partizione del primo disco SCSI.

La distinzione tra i nomi usati per le partizioni primarie e le partizioni logiche contenute in quelle estese, può creare confusione ulteriore. In generale, conviene non utilizzare partizioni logiche, se non c'è una necessità reale. Volendo prendere come esempio il primo disco fisso IDE, le prime quattro partizioni normali (primarie ed estese) hanno nomi che vanno da `/dev/hda1' a `/dev/hda4', mentre le partizioni logiche utilizzano nomi da `/dev/hda5' in poi.

6.5 Preparazione

Prima di poter installare GNU/Linux occorre che sia pronto l'elaboratore che dovrà accoglierlo. Se è già stato installato il Dos, con o senza MS-Windows, vale forse la pena di conservarlo fino a quando si sarà diventati completamente indipendenti da quell'ambiente.

Quando si installa GNU/Linux si hanno in pratica due possibilità fondamentali per quanto riguarda la destinazione: l'utilizzo di un filesystem Second-extended (Ext2) in una partizione dedicata, o l'utilizzo di un filesystem UMSDOS che consente di condividere un filesystem Dos-FAT preesistente senza alterare i dati in esso contenuti.

La prima delle due soluzioni è la più impegnativa, ma anche la migliore dal punto di vista tecnico: richiede la preparazione di una partizione da dedicare a GNU/Linux. La seconda è invece la soluzione più frettolosa e adatta a chi non vuole impegnarsi troppo con GNU/Linux: viene creata una directory `C:\LINUX\' dalla quale si dirama una struttura di directory (e file), che pur rispettando le regole dei nomi 8.3 del Dos, viene poi riconosciuta e gestita correttamente dal sistema GNU/Linux. Quest'ultima soluzione, dal momento che non richiede la preparazione di una partizione dedicata a GNU/Linux, potrebbe sembrare l'ideale per tutti. In realtà lo è solo per chi vuole vedere come funziona GNU/Linux, e non per chi lo vuole utilizzare veramente. *1*

Se si decide di prendere GNU/Linux sul serio è necessario predisporre una partizione tutta per lui, o anche più partizioni, togliendo spazio a quanto installato in precedenza nel disco fisso. Per essere sicuri di non perdere i dati occorre cominciare dalla preparazione di una copia di sicurezza.

Ci sono vari modi di fare una copia di sicurezza dei dati del proprio disco fisso. Quello che bisogna ricordare è che non basta la copia dei dati, occorre anche la possibilità di avviare il sistema in modo da poter ricaricare quei dati salvati. Serve quindi un dischetto di avvio del sistema con i programmi di utilità necessari. Si presume che ognuno sappia come fare per ripristinare il proprio sistema operativo.

Per ridurre la dimensione di una partizione FAT esistente si possono utilizzare i programmi seguenti, funzionanti in Dos:

Per poter ridurre la dimensione di una partizione è necessario che la quantità di dati in essa contenuta non sia troppo elevata, ma soprattutto, che ci sia dello spazio vuoto proprio nella parte finale della partizione. Di solito si risolve il problema con un programma di deframmentazione che si occupa anche di compattare i dati nella parte superiore (iniziale) della partizione. *2*

6.5.1 Dischetti di partenza e file-immagine

Prima di iniziare l'installazione di una distribuzione GNU/Linux qualsiasi, occorre avere un modo di avviare il programma di installazione. Di solito si ha la necessità di riprodurre uno o più dischetti che permettono di avviare un mini sistema GNU/Linux contenente ciò che serve per questo scopo. Questi dischetti sono distribuiti normalmente in forma di file-immagine, che deve essere ricopiato sopra un dischetto già inizializzato. *3*

Generalmente, per avviare un sistema GNU/Linux minimo sono necessari due dischetti: uno contenente essenzialmente il kernel e il secondo contenente i programmi. In teoria, entrambe le cose potrebbero risiedere nello stesso dischetto, ma questo diventa sempre meno probabile, data la dimensione dei programmi che compongono GNU/Linux.

Il primo dischetto, quello contenente il kernel, serve ad avviare il sistema; la sostituzione con il secondo viene richiesta alla fine del suo caricamento in memoria. Il dischetto dei programmi contiene normalmente un'immagine compressa di un filesystem più grande. In questo contesto, l'«immagine» è un file che contiene il filesystem.

Un dischetto da 1,4 Mbyte può essere visto come un file unico. Quando un dischetto viene trasferito tale e quale in un file unico, questo file viene definito immagine del dischetto. Si possono creare dischetti non reali contenenti più spazio, per esempio 4 Mbyte, lavorando direttamente con le loro immagini. Il kernel è in grado di utilizzare tali immagini compresse, espandendole in memoria, all'interno di un disco RAM.

Allo stato attuale, quasi tutti i dischetti contenenti un sistema minimo di emergenza che si possono trovare, sono immagini compresse di dischi più grandi, cosa che costringe il kernel a caricarli in un disco RAM. Si intuisce che l'utilizzo di dischetti di emergenza richiede la disponibilità di molta memoria RAM.

Se si può disporre solo del Dos, si ottiene la riproduzione di un dischetto, a partire da un file-immagine, con il programma `RAWRITE.EXE'. Si osservi l'esempio seguente in cui si riproduce un dischetto a partire dal file `AVVIO.IMG'.

C:> RAWRITE AVVIO.IMG A:

Se si ha a disposizione un sistema GNU/Linux da qualche parte, si possono utilizzare due modi diversi. Si osservino gli esempi seguenti in cui si riproduce un dischetto da 1440 Kbyte a partire dal file `avvio.img'.

cp avvio.img /dev/fd0

dd if=avvio.img of=/dev/fd0 bs=1440k

6.6 Partizioni e filesystem

GNU/Linux può essere installato su una sola partizione, oppure anche più di una. In aggiunta a questo problema, nella maggior parte dei casi ci si deve prendere cura di creare una partizione da dedicare alla memoria virtuale: la partizione di scambio (swap).

La partizione di scambio è una partizione come le altre, che viene identificata e inizializzata in modo diverso. Attualmente, la dimensione massima di queste partizioni è di 128 Mbyte e possono esserne definite un massimo di 16. In generale è conveniente utilizzare una dimensione pari ad almeno la stessa dimensione della memoria RAM effettiva, con un minimo di circa 20 Mbyte, tenendo conto che una dimensione maggiore della necessità effettiva non comporta inconvenienti, a parte lo spreco di spazio su disco.

Quando si utilizzano dischi IDE di grandi dimensioni si può porre il problema della posizione in cui si trova il kernel e gli altri file utilizzati per l'avvio. Questi devono trovarsi fisicamente entro il cilindro 1024, e ciò a causa delle limitazioni del BIOS degli elaboratori i386. Se una partizione termina oltre questo limite, non ci può essere la certezza che questi file si trovino prima di quel punto.

Per evitare dubbi, è possibile creare una partizione apposita, solo per i file utilizzati per l'avvio (di solito si tratta di tutto ciò che è contenuto nella directory `/boot/'), residente fisicamente prima del 1024-esimo cilindro.

6.6.1 Suddivisione del filesystem su più partizioni

Il filesystem del sistema GNU/Linux, così come accade per gli altri sistemi Unix, può essere scomposto in più parti residenti fisicamente in partizioni diverse, unite assieme attraverso varie operazioni di montaggio. Ci possono essere diverse buone ragioni per fare questo, in particolare le seguenti:

Segue un elenco delle possibilità tipiche di scomposizione di un filesystem GNU/Linux. L'argomento è trattato anche nel capitolo 56.

In aggiunta a questi casi fondamentali, si possono valutare anche le possibilità seguenti.

6.7 Moduli

Le distribuzioni GNU/Linux più raffinate utilizzano la tecnica della scomposizione del kernel in moduli, in modo da potere predisporre pochi dischetti di installazione adatti a un gran numero di configurazioni hardware. Generalmente, tali dischetti di installazione sono in grado di gestire facilmente, senza utilizzare i moduli, una configurazione hardware tipica, in cui il disco fisso e il CD-ROM sono connessi all'unità di controllo EIDE.

Quando si utilizzano unità SCSI o lettori CD-ROM su scheda proprietaria, ci possono essere delle difficoltà. Con GNU/Linux si gestiscono queste particolarità realizzando un kernel specifico, o abbinando a questo dei moduli. Spesso, quando si devono utilizzare dei moduli, occorre fornire loro dei parametri in modo che siano in grado di raggiungere il dispositivo fisico a cui si riferiscono. Nel capitolo 22 sono elencati alcuni moduli che richiedono dei parametri.

6.8 Aggiornamento di un'installazione precedente

Le distribuzioni GNU/Linux che utilizzano un sistema di gestione dei pacchetti più o meno raffinato, consentono teoricamente di aggiornare un'installazione precedente. In molti casi questo costituisce un'insidia, perché alle volte l'aggiornamento fallisce e infine si resta con un sistema zoppicante oppure non funzionante del tutto.

Se si intende utilizzare veramente la possibilità di aggiornare un'installazione precedente, è indispensabile fare prima una copia di sicurezza, a meno di avere una fiducia illimitata nei confronti della distribuzione che si utilizza.

6.9 Caricamento del sistema operativo dopo l'installazione

Di solito, l'ultima cosa fondamentale da definire, prima di concludere definitivamente il procedimento di installazione, è il modo in cui si deve avviare il sistema operativo. Normalmente viene proposto di predisporre un dischetto di avvio di emergenza specifico per la propria installazione, e anche di configurare LILO (nel caso di architettura i386) in modo da avviare il sistema automaticamente.

La creazione di un dischetto di avvio di emergenza è molto importante, e non dovrebbe essere saltata se questa è disponibile, specialmente le prime volte. Oltre a ciò, è bene tenere presente che la configurazione che si ottiene con LILO, attraverso il programma di installazione, potrebbe essere piuttosto limitata, quindi il dischetto di avvio è sempre una buona cosa per cominciare bene.

Quando è il turno di configurare LILO, potrebbe essere presentata solo la scelta di installare il settore di avvio nell'MBR, cioè il primo settore del disco fisso, oppure nel primo settore della partizione principale in cui risiede GNU/Linux. Purtroppo ci sono situazioni in cui queste due possibilità sono troppo poche, per quello che si vuole fare, quindi conviene utilizzare il dischetto di avvio per poter avviare il sistema e quindi configurare successivamente LILO come si vuole.

Nella situazione più semplice, si lascia che LILO modifichi l'MBR, in modo da dare a questo il controllo dell'avvio di GNU/Linux e degli altri sistemi operativi eventuali. Se per qualche motivo ciò non può essere fatto, installandolo nel primo settore della partizione contenente GNU/Linux, occorre poi affidare a un altro programma (detto bootloader) l'avvio di quel settore.

LILO, come altri sistemi di avvio di GNU/Linux, permette di indicare alcuni parametri per il kernel che potrebbero rendersi necessari in presenza di dispositivi particolari che non vengono individuati correttamente, o in altre situazioni simili. Il programma di installazione potrebbe richiedere l'indicazione di questi parametri aggiuntivi, che di solito non vanno specificati.

LILO e il sistema di avvio di GNU/Linux è descritto in modo più dettagliato nel capitolo 10.

6.10 Strumenti e concetti generali

L'installazione di una distribuzione GNU/Linux può essere preceduta da una preparazione delle partizioni attraverso dischetti di emergenza dotati di una raccolta minima di programmi essenziali. La maggior parte delle distribuzioni GNU/Linux offre un dischetto di emergenza per questi scopi.

Le distribuzioni più comuni sono in grado di gestire tutto all'interno delle procedure di installazione, ma spesso, in questo modo, si ignora il senso di ciò che si fa. Prima di installare GNU/Linux la prima volta, occorrerebbe apprendere l'uso dei programmi per la creazione e la modifica delle partizioni, e il modo in cui queste possono essere inizializzate.

Se si cerca di avviare un sistema di emergenza, è molto probabile che l'immagine del dischetto contenente il sistema minimo sia un file con un nome simile a resque, mentre il problema può rimanere per la scelta del dischetto di avvio che potrebbe dipendere dalle caratteristiche dell'hardware del proprio elaboratore. Per questo, di solito è sufficiente leggere i file di testo che accompagnano tali immagini (`README', `WHICH.ONE', e simili).

Nel caso della distribuzione Slackware, la più comune per questo genere di cose, il dischetto di avvio per l'hardware generico è contenuto nell'immagine `bootdsks.144/bare.i', che contiene un kernel adatto ai dischi IDE/EIDE/ATAPI; il dischetto del sistema di emergenza è invece `rootdsks/rescue.gz'.

Un sistema composto da dischetti di emergenza si avvia facendo in modo che l'elaboratore esegua il caricamento a partire dal dischetto di avvio, il quale carica il kernel. Appena il kernel prende il controllo, viene richiesto all'utente di sostituirlo con il dischetto contenente il filesystem principale. Il modo con cui ciò avviene può essere molto diverso. Si va da una richiesta come quella seguente, tipica dei dischetti di una distribuzione Slackware,

VFS: Insert root floppy disk to be loaded into ramdisk and press ENTER

dove basta cambiare dischetto e premere [Invio], a situazioni in cui la richiesta viene fatta in modo molto più appariscente, attraverso maschere a scomparsa e altri accorgimenti, come nel caso della distribuzione SuSE.

Una volta avviato il sistema di emergenza, questo può richiedere o meno di identificarsi attraverso una procedura di accesso tradizionale (il login). Se ciò avviene, si tratta solitamente di utilizzare il nominativo-utente `root', al quale è probabile che non sia abbinata alcuna password.

Da questa situazione dovrebbe essere possibile utilizzare i programmi per la definizione delle partizioni e la loro inizializzazione.

6.10.1 Preparazione manuale delle partizioni

I programmi per la definizione delle partizioni sono fondamentalmente due: `fdisk' e `cfdisk'. Il primo ha un'impostazione elementare, a riga di comando, mentre il secondo utilizza tutto lo schermo e mostra sempre la situazione che si sta componendo. Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, il primo è quello più adatto al principiante, perché non dà nulla per scontato, mentre il secondo presume che alcuni concetti sulle partizioni dei dischi siano chiari.

Qui viene mostrato l'uso del vecchio `fdisk', con un esempio completo. Anche se questo programma sta scomparendo dai dischetti di emergenza delle distribuzioni, resta quello più semplice da descrivere, e l'apprendimento del suo utilizzo facilita la comprensione degli altri programmi alternativi.

fdisk [<dispositivo>]

`fdisk' riceve come argomento il nome del dispositivo che si riferisce all'intero disco fisso (o disco rimovibile) dal momento che agisce proprio sulle partizioni e non all'interno di queste ultime. Supponendo di lavorare sul primo disco fisso IDE, all'interno del quale era presente una partizione Dos-FAT ridotta per fare spazio a GNU/Linux, si dovrà avviare `fdisk' nel modo seguente:

fdisk /dev/hda[Invio]

`fdisk' risponde mostrando un invito particolare:

Command (m for help)

`fdisk' accetta comandi composti da una sola lettera, e per vederne un breve promemoria basta utilizzare il comando `m'.

m[Invio]

Command action
   a   toggle a bootable flag
   b   edit bsd disklabel
   c   toggle the dos compatiblity flag
   d   delete a partition
   l   list known partition types
   m   print this menu
   n   add a new partition
   p   print the partition table
   q   quit without saving changes
   t   change a partition's system id
   u   change display/entry units
   v   verify the partition table
   w   write table to disk and exit
   x   extra functionality (experts only)

La prima cosa da fare è accertarsi della situazione iniziale del proprio disco fisso; a questo proposito il comando `p' permette di visualizzare l'elenco delle partizioni esistenti:

p[Invio]

Disk /dev/hda: 16 heads, 63 sectors, 1024 cylinders
Units = cylinders of 1008 * 512 bytes

   Device Boot   Begin    Start      End   Blocks   Id  System
/dev/hda1   *        1        1       82    41296+   6  DOS 16-bit >=32M
/dev/hda2           83       83     1024   474768    6  DOS 16-bit >=32M

Per ottenere questa situazione, di due partizioni Dos, era stato utilizzato il programma `FIPS.EXE': la prima delle due è la partizione Dos che resta, la seconda è vuota e verrà sostituita. Si procede quindi a eliminare la seconda partizione.

d[Invio]

Partition number (1-4):

2[Invio]

A questo punto resta una sola partizione.

p[Invio]

Disk /dev/hda: 16 heads, 63 sectors, 1024 cylinders
Units = cylinders of 1008 * 512 bytes

   Device Boot   Begin    Start      End   Blocks   Id  System
/dev/hda1   *        1        1       82    41296+   6  DOS 16-bit >=32M

Volendo inserire una partizione di scambio si utilizza il comando `n' con il quale se ne crea una nuova.

n[Invio]

Command action
   e   extended
   p   primary partition (1-4)

In questo caso si seleziona un tipo di partizione primaria.

p[Invio]

Partition number (1-4):

Trattandosi della seconda partizione, si inserisce il numero due.

2[Invio]

Viene richiesta quindi l'indicazione del primo cilindro a partire dal quale inizierà la nuova partizione. Vengono già proposti il valore minimo e quello massimo.

First cylinder (83-1024):

83[Invio]

Quindi viene richiesta l'indicazione dell'ultimo cilindro, o della dimensione minima della partizione. In questo caso si richiede una dimensione minima di 32 Mbyte.

Last cylinder or +size or +sizeM or +sizeK (83-1024):

+32M[Invio]

Per visualizzare il risultato basta utilizzare il solito comando `p'.

p[Invio]

Disk /dev/hda: 16 heads, 63 sectors, 1024 cylinders
Units = cylinders of 1008 * 512 bytes

   Device Boot   Begin    Start      End   Blocks   Id  System
/dev/hda1   *        1        1       82    41296+   6  DOS 16-bit >=32M
/dev/hda2           83       83      148    33264   83  Linux native

Come si vede è stata aggiunta una partizione di tipo Linux-nativa di 33264 blocchi da 1024 byte. La partizione Linux-nativa è adatta ad accogliere un filesystem Second-extended (Ext2) e non lo scambio della memoria, quindi occorre cambiare il tipo di identificazione della partizione.

t[Invio]

Partition number (1-4):

2[Invio]

Hex code (type L to list codes):

Come suggerito, conviene visualizzare l'elenco dei codici.

L[Invio]

 0  Empty            9  AIX bootable    75  PC/IX           b7  BSDI fs
 1  DOS 12-bit FAT   a  OS/2 Boot Manag 80  Old MINIX       b8  BSDI swap
 2  XENIX root      40  Venix 80286     81  Linux/MINIX     c7  Syrinx
 3  XENIX usr       51  Novell?         82  Linux swap      db  CP/M
 4  DOS 16-bit <32M 52  Microport       83  Linux native    e1  DOS access
 5  Extended        63  GNU HURD        93  Amoeba          e3  DOS R/O
 6  DOS 16-bit >=32 64  Novell Netware  94  Amoeba BBT      f2  DOS secondary
 7  OS/2 HPFS       65  Novell Netware  a5  BSD/386         ff  BBT
 8  AIX

Il codice di una partizione di scambio è 82 e così viene indicato.

82[Invio]

Changed system type of partition 2 to 82 (Linux swap)

p[Invio]

Disk /dev/hda: 16 heads, 63 sectors, 1024 cylinders
Units = cylinders of 1008 * 512 bytes

   Device Boot   Begin    Start      End   Blocks   Id  System
/dev/hda1   *        1        1       82    41296+   6  DOS 16-bit >=32M
/dev/hda2           83       83      148    33264   82  Linux swap

Volendo creare una nuova partizione, si procede in modo simile a quanto già visto.

n[Invio]

Command action
   e   extended
   p   primary partition (1-4)

Anche in questo caso si preferisce un tipo di partizione primaria.

p[Invio]

Partition number (1-4):

Trattandosi della terza partizione, si inserisce il numero tre.

3[Invio]

Viene richiesta quindi l'indicazione del primo cilindro a partire dal quale inizierà la nuova partizione. Viene già proposto l'intervallo di valori possibili.

First cylinder (149-1024):

149[Invio]

Quindi viene richiesta l'indicazione dell'ultimo cilindro, o della dimensione minima della partizione. In questo caso si richiede la dimensione massima indicando il numero dell'ultimo cilindro.

Last cylinder or +size or +sizeM or +sizeK (149-1024):

1024[Invio]

Per visualizzare il risultato basta utilizzare il solito comando `p'.

p[Invio]

Disk /dev/hda: 16 heads, 63 sectors, 1024 cylinders
Units = cylinders of 1008 * 512 bytes

   Device Boot   Begin    Start      End   Blocks   Id  System
/dev/hda1   *        1        1       82    41296+   6  DOS 16-bit >=32M
/dev/hda2           83       83      148    33264   82  Linux swap
/dev/hda3          149      149     1024   441504   83  Linux native

Per registrare definitivamente le variazioni apportate si utilizza il comando `w'. Se invece si preferisce rinunciare, basta utilizzare il comando `q' che si limita a concludere l'esecuzione del programma annullando le operazioni svolte.

w[Invio]

The partition table has been altered!
...
Syncing disks.
...

In una situazione reale è molto probabile che si vogliano utilizzare più partizioni per GNU/Linux. In questo senso potrebbe essere necessario l'utilizzo di partizioni estese, all'interno delle quali collocare varie partizioni logiche. Supponendo di volere gestire la partizione `/dev/hda3' come estesa, e supponendo di volervi collocare al suo interno due partizioni logiche per qualche scopo, si potrebbe agire nel modo che viene illustrato di seguito.

n[Invio]

Command action
   e   extended
   p   primary partition (1-4)

In questo caso si tratta di una partizione estesa da suddividere, e a parte questo, il procedimento è identico a quello per la creazione di una partizione primaria.

e[Invio]

Partition number (1-4):

3[Invio]

First cylinder (149-1024):

149[Invio]

Last cylinder or +size or +sizeM or +sizeK (149-1024):

1024[Invio]

p[Invio]

Disk /dev/hda: 16 heads, 63 sectors, 1024 cylinders
Units = cylinders of 1008 * 512 bytes

   Device Boot   Begin    Start      End   Blocks   Id  System
/dev/hda1   *        1        1       82    41296+   6  DOS 16-bit >=32M
/dev/hda2           83       83      148    33264   82  Linux swap
/dev/hda3          149      149     1024   441504    5  Extended

Quindi, si deve scomporre la partizione estesa. Si suppone di volere creare due partizioni logiche; una di circa 10 Mbyte, e l'altra dello spazio rimanente.

n[Invio]

Command action
   l   logical (5 or over)
   p   primary partition (1-4)

Si deve scegliere la lettera «l», per richiedere la creazione di una partizione logica.

l[Invio]

A differenza di quanto visto per le partizioni primarie, non viene più chiesto il numero della partizione.

First cylinder (149-1024):

149[Invio]

Last cylinder or +size or +sizeM or +sizeK (149-1024):

169[Invio]

n[Invio]

Command action
   l   logical (5 or over)
   p   primary partition (1-4)

l[Invio]

First cylinder (170-1024):

170[Invio]

Last cylinder or +size or +sizeM or +sizeK (170-1024):

1024[Invio]

p[Invio]

Disk /dev/hda: 16 heads, 63 sectors, 1024 cylinders
Units = cylinders of 1008 * 512 bytes

   Device Boot   Begin    Start      End   Blocks   Id  System
/dev/hda1   *        1        1       82    41296+   6  DOS 16-bit >=32M
/dev/hda2           83       83      148    33264   82  Linux swap
/dev/hda3          149      149     1024   441504    5  Extended
/dev/hda5          149      149      169    10552   83  Linux native
/dev/hda6          170      170     1024   430888   83  Linux native

6.10.2 Utilizzo di cfdisk

Dopo aver descritto il funzionamento di `fdisk' in modo abbastanza dettagliato, si può vedere rapidamente anche come funziona `cfdisk'. La figura 6.1 mostra come si presenta all'avvio, partendo dalla stessa situazione iniziale vista nella presentazione di `fdisk'. Si osservi il fatto che inizialmente è evidenziato il pulsante grafico >Bootable<, e anche la prima voce nell'elenco delle partizioni.

                                cfdisk 0.8l

                            Disk Drive: /dev/hda
            Heads: 16   Sectors per Track: 63   Cylinders: 1024

    Name        Flags     Part Type  FS Type          [Label]      Size (MB)
 ----------------------------------------------------------------------------
**  hda1        Boot       Primary   DOS FAT16 (big)  [           ]    40.33 **
    hda2                   Primary   DOS FAT16 (big)  [           ]   463.64












     >Bootable<  [ Delete ]  [  Help  ]  [Maximize]  [ Print  ]
     [  Quit  ]  [  Type  ]  [ Units  ]  [ Write  ]

                 Toggle bootable flag of the current partition

Figura 6.1: L'aspetto di `cfdisk' all'avvio.

La selezione dei pulsanti grafici può essere fatta spostando il cursore relativo con i tasti freccia e premendo [Invio] quando è evidenziato quello desiderato. In alternativa, si può premere direttamente la lettera iniziale del nome di questi pulsanti. Alcune funzionalità abbinate ai pulsanti grafici, dipendono dalla voce evidenziata nell'elenco delle partizioni; in pratica, prima si posiziona la barra di selezione sulla voce desiderata, e quindi si seleziona il pulsante grafico di una funzione che gli si vuole applicare. Questo ragionamento vale anche per la creazione di una partizione nuova, dal momento che si deve spostare la barra di selezione al di sotto dell'ultima voce esistente.

Si procede cancellando la seconda partizione e creando successivamente la partizione di scambio per la memoria virtuale, e la partizione per il filesystem di GNU/Linux:

  1. ci si posiziona sulla voce `hda2' e si selezione il pulsante grafico >Delete< per cancellare la partizione relativa;

  2. si lascia la barra di selezione sullo spazio vuoto, e si seleziona il pulsante grafico >Primary<, che nel frattempo è apparso (come si vede nella figura 6.2);

  3. viene richiesto l'inserimento della dimensione espressa in Mbyte, e si indica il valore 32, seguito da [Invio];

  4. si cambia il tipo della partizione, selezionando il pulsante grafico >Type<, e inserendo successivamente il valore 82 (seguito da [Invio]);

  5. si porta la barra di selezione sullo spazio vuoto sottostante, e si seleziona il pulsante grafico >Primary<, allo scopo di creare un'altra partizione per lo spazio rimanente (basta confermare il valore proposto dal programma).

                                cfdisk 0.8l

                            Disk Drive: /dev/hda
            Heads: 16   Sectors per Track: 63   Cylinders: 1024

    Name        Flags     Part Type  FS Type          [Label]      Size (MB)
 ----------------------------------------------------------------------------
    hda1        Boot       Primary   DOS FAT16 (big)  [           ]    40.33
**  hda2                   Pri/Log   Free Space                       463.64 **












     >Primary<  [Logical]  [Cancel ]


                         Create a new primary partition

Figura 6.2: L'aspetto di `cfdisk' quando è disponibile dello spazio libero nel disco.

                                cfdisk 0.8l

                            Disk Drive: /dev/hda
            Heads: 16   Sectors per Track: 63   Cylinders: 1024

    Name        Flags     Part Type  FS Type          [Label]      Size (MB)
 ----------------------------------------------------------------------------
    hda1        Boot       Primary   DOS FAT16 (big)  [           ]    40.33
    hda2                   Primary   Linux Swap                        32.48
**  hda3                   Primary   Linux ext2                       431.15 **











     >Bootable<  [ Delete ]  [  Help  ]  [Maximize]  [ Print  ]
     [  Quit  ]  [  Type  ]  [ Units  ]  [ Write  ]

                 Toggle bootable flag of the current partition

Figura 6.3: L'aspetto di `cfdisk' alla fine.

Il caso della creazione di una partizione estesa contenente delle partizioni logiche non viene mostrato. Tuttavia, si tenga presente che non è possibile definire esplicitamente una partizione estesa; si deve richiedere direttamente la creazione di partizioni logiche, per le quali viene predisposta automaticamente la partizione estesa necessaria a contenerle, che tra le altre cose non si vede dall'elenco delle partizioni.

6.10.3 Inizializzazione manuale delle partizioni e attivazione della memoria virtuale

In generale, la procedura che si occupa di installare la distribuzione GNU/Linux, una volta definite le partizioni, si occupa anche di inizializzarle e di attivare la memoria virtuale. In alcuni casi potrebbe essere conveniente fare tutto questo a mano. Seguendo l'esempio già visto, in cui è stata creata una partizione corrispondente al dispositivo `/dev/hda2' per lo scambio della memoria virtuale, e un'altra partizione corrispondente al dispositivo `/dev/hda3' per l'installazione completa del sistema, si può procedere come viene mostrato di seguito.

Di solito conviene cominciare con le partizioni di scambio; per la loro inizializzazione si utilizza `mkswap'. Per garantire che l'operazione avvenga in modo corretto, è utile aggiungere l'indicazione della dimensione in blocchi della partizione; seguendo l'esempio a cui si fa riferimento, si tratta di 33264 blocchi:

mkswap -c /dev/hda2 33264[Invio]

Se necessario (di solito quando si ha a disposizione poca memoria RAM), è possibile attivare subito la memoria virtuale, ovvero l'utilizzo di questa partizione di scambio appena creata, senza attendere che lo faccia la procedura di installazione. Ciò si ottiene attraverso il programma `swapon'.

swapon /dev/hda2[Invio]

Dopo le partizioni di scambio, si può passare a quelle utilizzate per la realizzazione del filesystem, cioè quelle utilizzate per installarvi al loro interno il sistema operativo. Le partizioni di tipo Linux-nativa devono essere inizializzate attraverso il programma `mke2fs' (oppure `mkfs.ext2'). L'ultimo numero indicato nella riga di comando rappresenta la dimensione in blocchi. Come nel caso delle partizioni di scambio, conviene fornire questa indicazione.

mke2fs -c /dev/hda3 441504[Invio]

L'inizializzazione di una partizione deve riguardare solo le partizioni primarie o quelle logiche. Non è possibile inizializzare una partizione estesa, con l'intenzione di inizializzare simultaneamente tutte le partizioni logiche.

Al termine, la partizione conterrà un filesystem Second-extended.

6.11 Riferimenti

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Appunti Linux 2000.04.12 --- Copyright © 1997-2000 Daniele Giacomini --  daniele @ pluto.linux.it


1.) Scegliendo un filesystem UMSDOS ci si affida implicitamente a un filesystem di tipo Dos-FAT, con tutte le sue limitazioni e le sue debolezze. Tra le altre cose, uno spegnimento accidentale potrebbe anche provocare la perdita di tutti i dati.

2.) Tutto questo non è necessario se si intende installare GNU/Linux in una partizione FAT esistente, attraverso l'uso di un filesystem UMSDOS.

3.) I dischetti che si intendono utilizzare devono essere privi di difetti. Anche se in fase di inizializzazione non sono stati segnalati errori, può darsi che i dischetti si mostrino difettosi durante il loro utilizzo. Ciò potrebbe manifestarsi attraverso delle segnalazioni di vario genere, oppure il sistema potrebbe bloccarsi durante l'avvio. In tali casi conviene tentare nuovamente utilizzando dischetti differenti.


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